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        <title>I Racconti di Immortal Bard</title>
        <description>Raccolta di frammenti dei racconti inediti del bardo Saifel S. Omas</description>
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        <lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 08:26:35 +0100</lastBuildDate>
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        <copyright>All Rights Reserved</copyright>
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                <title>Il Cuore di un Incubo (I)</title>
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                <author>noreply@myblog.it (immortalbard)</author>
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                                                <pubDate>Wed, 03 Jun 2009 22:02:56 +0200</pubDate>
                <description>
                     &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;Le genti della costa, soprattutto i pescatori, guardano sempre con rispetto al mare. Le navi, le barche e i battelli sono parte della loro sopravvivenza e spesso capita che ciascuno costruisca la sua con il sudore della fronte, sentendo quella creatura quasi come un figlio, come fosse parte della natura che ha generato il legno e le corde con cui essa è costruita. Si tratta di esseri quasi vivi, ibridi tra un uccello e un pesce, trascinati a volte dal vento e altre dalle correnti del mare e guidati dalla mente dell'uomo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Finché tali forze restano in equilibrio, il controllo è facile. Ma ogni mese, spinta dagli astri, una diventa troppo forte e se ci si è andati troppo a largo può nascere la tragedia...&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Rag'Anyev si guardò attorno. Una strana sensazione lo stava assalendo. Credeva di essere osservato. Non gli era mai accaduto prima.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;La foresta silenziosa attorno a lui faceva da cornice alla pietra su cui guardava riflessa la luce della sera.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Il volto della luna era pieno e fissava le terre nord della costa occidentale con sguardo impietoso. La prima decade del mese stava per terminare e la sua tortura, la sua maledizione segreta doveva trovare il suo periodico sfogo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Dobbiamo sbrigarci».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Daria era l'unica a conoscenza del segreto di Rag'Anyev. Era anche l'unica a non considerarlo un diverso, a non far caso alla sua “malattia”. Ed era anche la donna che Gaart, capo di coloro che si facevano chiamare vigilanti, desiderava ardentemente.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Nel villaggio, ormai grande quasi quanto una città, ciascuno contribuiva al benessere comune, soprattutto chi aveva il coraggio di sfidare il mare. A Rag'Anyev non era permesso neppure questo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Gli occhi costantemente arrossati dalla luce del sole, la pelle scura, quasi cinerea, le unghia sempre sproporzionatamente lunghe, lunghi capelli neri e nodosi. Anche se gli sciamani e i sapienti del villaggio non avevano trovato forma di contagio nel suo stato, nessuno osava avere contatti con lui. Soltanto la legge lo tutelava da chi invece lo avrebbe messo alla forca con estremo e sadico gusto.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Sta iniziando». Rag'Anyev strinse la mano di Daria fermandole il passo. «Non mi sento sicuro... oggi non voglio che tu venga».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Non se ne parla nemmeno. Non puoi superare la crisi senza di me» Daria fissò Rag'Anyev con sguardo severo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Allora facciamolo lì, su quella pietra».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Ma siamo ancora troppo vicini al villaggio» obiettò Daria.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Non c'è tempo... non posso controllarla». Rag'Anyev si guardò le mani. Le unghia erano già diventate nere e dure come pietra, gli occhi avevano perso il loro colore umano e lacrimavano sangue scuro. L'erba su cui cadevano le sue lacrime appassiva istantaneamente.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Daria si guardò indietro, poi si voltò di nuovo verso Rag'Anyev. Estrasse delle robuste corde dal suo zaino, quindi si avvicinò al masso e ne saggiò la pesantezza con un piede.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Va bene, dammi il tuo coltello». Rag'Anyev diede la lama alla ragazza, in realtà un pezzo di metallo grezzo modellato affinché fosse pungente e affilato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Daria tagliò la corda in due pezzi e cominciò ad assicurarla sul masso. Rag'Anyev poggiò la schiena su di esso e portò le braccia dietro di sé.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Lega più stretto stavolta... non sappiamo se il masso resisterà». Daria annuì e arrotolò la corda più volte sui polsi dell'amico.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Uno spasmo seguito da un urlo strozzato stroncarono la quiete della radura. Rag'Anyev cominciò a contorcersi. Daria finì di annodare la corda e si allontanò, tenendo ancora in mano il coltello.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Due protuberanze ossee si allargarono dai gomiti, come fossero uncini, la mascella si indurì e denti e gengive cominciarono a sanguinare. Attorno al masso si formò un piccolo lago nero. Urlando, Rag'Anyev cominciò a dimenarsi, sentì il cuore sbalzargli fuori dal petto, vibrò e tentò di liberarsi. La sua pelle divenne nera come la notte, gli occhi si illuminarono di un rosso demoniaco. Il petto e i muscoli si gonfiarono strappando dal torace parte dei vestiti, lacerandoli contro la pietra e contro le corde. Daria guardò impassibile ma, come sempre, impaurita.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Da quella parte! Sono sicuro che il reietto ha portato Daria nei boschi... non è la prima volta». Voci giunsero dal sentiero.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Gli uomini di Gaart» sussurrò Daria guardandosi attorno con ansia. «Se ti trovano così ti uccideranno». La ragazza sapeva che Rag'Anyev non poteva udire le sue parole e cominciò a sentire il panico crescere in lei.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Se lo trovo a inseminare quella puttanella...»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Non parlare così della donna del capo»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Non è la sua donna!»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«In ogni caso non possiamo permettere che quel mostro diffonda la sua malattia... piuttosto lo uccido prima con le mie mani».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Quel dialogo, con il sottofondo del respiro affannoso di Rag'Anyev mandò in confusione Daria. Abbassò lo sguardo. Vide il coltello nelle sue mani.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Rag... devi stare tranquillo», si avvicinò lenta. «Ora ti libererò ma tu non devi fare nulla», protese le mani in avanti, avvicinando la lama alle corde. «Devi scappare perché se ti trovano ti...» le parole le morirono in gola.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Rag'Anyev cominciò a contorcersi convulsamente. Daria si allontanò solo un attimo spaventata, poi si riavvicinò. Lo sguardo demoniaco sembrava implorarla di lasciarlo stare, legato e immobile, ma Daria non si fermò. I movimenti si fecero sempre più rapidi e sempre più pericolosi.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;La corda si spezzò sotto la lama affilata. Il braccio di Rag'Anyev colpì Daria, scaraventandola a terra, priva di sensi. Si alzò in piedi e per un istante sentì l'impulso di saltare addosso alla vittima, inerme, e trucidarla. Si abbassò lentamente.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Di qua!»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;La voce di uno degli inseguitori lo fermò. Il cuore sbalzò quasi fuori dal petto. Rag'Anyev corse a nascondersi dietro i cespugli. Il respiro era sempre più affannoso.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Guarda Tan, è Daria» disse uno dei due scagnozzi di Gaart.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«E questo è il pugnale di quel reietto» replicò l'altro prendendole dalla mano l'arma.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Tan si guardò attorno. Fissò per un attimo il compagno e si abbassò sul corpo della ragazza.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Cosa fai?» domandò preoccupato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«La uccido... è l'arma del reietto... è la nostra occasione di farlo diventare un fuori legge». Gli occhi di Tan si illuminarono.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Tu sei pazzo»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«No. Solo opportunista» rispose Tan. «Le farò solo un taglio e tu porterai il pugnale di Rag'Anyev dagli sciamani. Con i loro incantesimi interrogheranno gli spiriti e scopriranno che il sangue sulla lama è suo. Dirai che hai visto il reietto uccidere me e la donna e abbandonare i cadaveri al mare e che per paura di finire ucciso come noi, non sei intervenuto. Dirai che non hai trovato i resti... io andrò alla vecchia torre abbandonata a sud e ogni settimana mi dovrai portare i rifornimenti. Quando sarà morto potrò venire fuori e raccontare come ho salvato all'ultimo istante la ragazza»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Tu sei un genio» disse Joen con espressione meravigliata.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Cosa avete trovat...» intervenne un terzo scagnozzo, interrompendosi subito nel vedere Tan affondare leggermente la lama sul fianco della ragazza.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Un ringhio terribile giunse dal cespuglio. I tre estrassero le loro spade e si misero in guardia.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Una bestia feroce... Gareb tienila a bada».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Il più giovane dei tre si avvicinò al cespuglio con la mano tremante e si fermò a pochi metri. Deglutì a fatica mentre sentiva il ringhio cupo e gutturale che lo minacciava. Si voltò un attimo, giusto il tempo di vedere Tan scomparire in una direzione con il corpo della ragazza in spalla, e Joen tornare verso il villaggio. Quando si voltò non trovò davanti a sé un cespuglio, ma due occhi rossi e terribili che lo fissavano dall'alto in basso.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Un artiglio sibilò tagliando aria e gola allo stesso tempo. Un fiotto di sangue sgorgò dal collo di Gareb. Il ragazzo lasciò cadere la spada e strinse la ferita, rotolando al suolo. Il dolore era immenso, il taglio era abbastanza profondo da essere mortale ma non troppo da farlo perire sul colpo. Con passo lento Rag'Anyev si avvicinò a Gareb e gli mise un piede sul torace. Schiacciò lentamente come spremesse un acino d'uva. Il sangue scolò fuori dalla ferita spinto dai battiti sempre più veloci del cuore. I due occhi demoniaci fissarono lo sguardo di terrore del ragazzo mentre moriva.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;La pelle tornò più chiara, lentamente, gli artigli divennero unghia solo un po' più lunghe e gli occhi smisero di sanguinare, tornando neri come la notte, umani, solo un po' arrossati.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Rag'Anyev cadde in ginocchio accanto al ragazzo. Non sapeva come l'aveva fatto, ma sapeva che l'aveva fatto. C'era un'altra vittima sulla sua coscienza, come era accaduto già altre due volte, pochi anni prima, quando il suo Incubo si era risvegliato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Il reietto si guardò attorno. Cercò Daria ma vide solo una pozza di sangue vicino al masso, l'ultima cosa che ricordava. Si disperò e versò lacrime, limpide questa volta, sul terreno, mescolando il suo volto con il fango. Nulla era rimasto nella sua memoria. Della lama che affondava nel corpo della ragazza non c'era più alcun ricordo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Qualcosa di terribile era successo e Daria era sparita. Rag'Anyev desiderò dal profondo di poter controllare la bestia che c'era dentro di lui, il demone che ogni mese, alla fine della prima decade veniva fuori bramando sangue. Barcollando, l'espressione distrutta, si diresse verso il villaggio. La sete del suo cuore di Incubo era stata sedata, e adesso aveva solo un obiettivo: assicurarsi che Daria stesse bene.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Come la sensazione che aveva provato mentre si allontanava dal villaggio, anche avvicinandosi e sentendo folle in subbuglio, percepì che qualcosa non era al suo posto. Arrestò il suo passo. Si guardò indietro. Corse a nascondersi. Era cosciente che non avrebbe potuto sapere ciò che desiderava, almeno non facendo una semplice domanda.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Rag'Anyev non ricordava nulla di ciò che era successo durante la crisi, ma l'altra parte di sé sapeva tutto... e agli Incubi piace divenire ricorrenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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                <title>L'Assassino Silente (V)</title>
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                <author>noreply@myblog.it (immortalbard)</author>
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                                                <pubDate>Sun, 24 May 2009 17:46:56 +0200</pubDate>
                <description>
                     &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;Era soltanto un'altra sera di un lungo susseguirsi di giorni vuoti, vissuti in maniera meccanica. Arendel trascorreva il tempo preparandosi da mangiare lentamente e consumando il cibo altrettanto lentamente. Dopo un anno di solitudine, era ormai diventato un'artista nello sbucciare le mele. Era capace di impiegare anche ore, specialmente durante la notte, per pulire alla perfezione un singolo frutto e poi mangiarlo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Bussarono alla porta. Arendel cessò ogni movimento. Smise di respirare per qualche istante. Non riceveva visite da mesi. Con agilità estrema fece roteare il coltello e lo nascose nella manica. Si alzò e silenziosamente si diresse verso la porta. Guardò dallo spioncino. Non c'era nessuno. Si chinò e osservò sotto la porta. Sembrava che qualcosa fosse stato lasciato davanti alla sua porta. Si avvicinò alla finestra, oscurata da una tenda, discostò il tessuto e guardò fuori. Non vide nessuno nei paraggi.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel aprì la porta lentamente. Finse indifferenza ma i suoi sensi erano in stato di allerta come se fosse in battaglia. Sull'uscio era poggiato un piccolo tubo metallico. Lo raccolse cautamente e lo esaminò. Guardò un'ultima volta tutto attorno alla casa, quindi rientrò e chiuse la porta dietro di sé.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;La mano destra strinse il tappo del tubo lo svitò. Dentro il contenitore c'era un piccolo foglio di una pergamena molto particolare, legato con un filo dorato e sigillato con una lacca scura e profumata.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel aprì la pergamena. Dentro c'erano solo delle indicazioni per giungere in un posto piuttosto isolato appena fuori dalla città di Corman. La lettera gli cadde dalle mani mentre leggeva l'ultima frase: Vieni stanotte stessa se vuoi rivedere tua figlia Juleen.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Il respiro di Arendel si fece più affannoso. Si chinò e raccolse la pergamena con la mano tremante. La fissò ancora e memorizzò ogni indicazione, quindi arrotolò la pergamena e la infilò nuovamente nel tubo. Richiuse il contenitore e lo pose nella borsa attaccata alla sua cintura. Con un movimento rapido estrasse il coltello e lo mise nel fodero attaccato allo stivale. Prese un mantello e null'altro e si diresse verso il luogo indicato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Il buio della notte rendeva difficile distinguere persino il sentiero sopra cui stava camminando. Le indicazioni lo avevano portato sin fuori dalle mura in un luogo che non era illuminato se non dai riflessi del cielo. Arendel sentì i suoi sensi prepararsi al peggio e i suoi muscoli tendersi come se fosse in attesa di un agguato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Vicino a delle radure, immersa tra gli alberi del limitare della foresta, si scorgeva una casa abbandonata. Era piccola e sporca e la porta ondeggiava scricchiolando, sospinta da pochi aliti di vento.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel si avvicinò ed entrò. Le istruzioni gli ordinavano di entrare in quella piccola costruzione. Fece pochi passi e riconobbe la sagoma di un riflesso che mai avrebbe potuto dimenticare. Era lo stesso pugnale che aveva trovato sul cadavere di Ambra.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Benvenuto» salutò una voce maschile molto gutturale.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel rimase immobile e in silenzio. Voltò lo sguardo nella direzione da cui aveva udito parlare. Cercò di focalizzare sul suo interlocutore e al tempo stesso di percepire quanta altra gente ci fosse nella stanza.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Chi sei?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Per te io sono il mandante, chiunque io sia» rispose con tono calmo. La voce era volutamente alterata, probabilmente con misture d'erbe o altre soluzioni alchemiche poco conosciute.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Che significa tutto ciò? Dov'è mia figlia?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Calma, uomo. Ogni cosa a tempo debito. Risponderò alle tue domande nell'ordine corretto». Nell'ombra, colui che stava parlando si sedette su di una poltrona, in un angolo ancora più scuro dove soltanto qualche raggio di luna creava ombre incomprensibili.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Tu sei un abilissimo combattente, forse il migliore di tutto Mytel» seguì una breve pausa. «Ma ti manca ancora l'intelligenza, la perfezione e l'arguzia del vero maestro d'armi». Il mandante fece un'altra pausa. «Ciò che raggiungerai lavorando per me, nell'ombra».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Dov'è mia figlia?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel strinse i pugni con fare impaziente e parlò come se non avesse ascoltato né intendesse farlo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Si udì un colpo alla parete. La luce di una piccola fiamma si accese in un altra stanza che comunicava attraverso una finestra a vetro spesso con quella in cui Arendel e il mandante stavano parlando.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Lentamente emerse dal buio una figura legata a una sedia il cui capo era coperto da un cappuccio. Aveva la fisionomia di una bambina e Arendel cominciò a temere il peggio. Una mano afferrò la punta del cappuccio e scoprì il volto del prigioniero. Era Juleen. I loro occhi si incrociarono e all'uomo parve che la bambina gli chiedesse aiuto.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel Fece un passo verso il vetro ma immediatamente si fermò quando la punta di un pugnale si avvicinò repentina al collo di sua figlia.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Sta bene come puoi vedere, e continuerà a stare bene» affermò colui che si faceva chiamare il mandante. «Dovrai solo fare qualche lavoretto per me» concluse.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel scattò verso il mandante ma questi lo fermò immediatamente. «Se ti avvicini di solo un passo tua figlia non starà più tanto bene».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;L'uomo nascosto nel buio espresse il suo disappunto schioccando la lingua e ostentando una pomposa sicurezza. Arendel percepì che l'uomo si era alzato in piedi. La luce della fiamma svanì.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Resta qui per un po'», il mandante sussurrò all'orecchio dell'uomo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Da oggi questa è la tua nuova casa e tu sei un uomo nuovo. Ti contatterò io stesso quanto prima possibile».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Si udirono passi leggeri dirigersi verso l'uscita. Arendel si voltò lentamente e vide la sagoma del mandante sull'uscio. Vide ancora una volta il pugnale uguale a quello usato per uccidere sua moglie. Strinse i denti e irrigidì la mascella.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;«Presto mi ringrazierai». Con quelle ultime parole il mandante scomparve nel buio della radura.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Un inquietante silenzio circondò Arendel. Rimase immobile fino a quasi l'alba ripensando a quell'incontro e all'urlo di disperazione che avrebbe Juleen, se non con la bocca almeno con i pensieri, gli aveva lanciato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Al primo raggio di sole Arendel si piegò sulle gambe fino a poggiare le ginocchia per terra. Sorrise e pianse. Sua figlia era viva. Ma era nelle mani di uno sconosciuto. Non tutto era perduto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;Arendel cacciò via dalla sua mente quei pensieri con i quali era giunto sino a casa. Erano trascorsi cinque anni dal primo incontro e, in un modo o in un altro, quindici persone erano sparite per mano sua, nella speranza di ottenere la libertà di sua figlia. Già dopo il sesto omicidio Arendel aveva smesso di implorare il mandante. Ogni volta gli aveva risposto sempre nella stessa maniera e l'assassino aveva capito che non c'era verso di far mutare quella risposta.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Ogni cosa a tempo debito, pensò. Non ho più forze, Arendel sentì l'animo rabbuiarsi come se si fosse rassegnato alla triste realtà. Si lasciò cadere sopra la poltrona ormai indurita dal tempo e dall'usura. Restò seduto solo pochi attimi, come se volesse raccogliere le energie. Si alzò in piedi e si diresse verso un piccolo armadietto, lo aprì e prese un piccolo barattolo di vetro. Tolse il tappo e portò il contenitore alla bocca. Dentro c'era un frullato di mele misto a succo di vari frutti. Deglutì rapidamente, cambiò il mantello, afferrò una piccola sacca, quella che usava per le sue missioni, e si diresse verso la radura dove solitamente gli venivano consegnati i messaggi.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Devo partire per Sarradun, pensò Arendel tra sé sperando di non trovare nessun messaggio. Discostò le foglie e qualche ramo e osservò rapidamente. Erano passati più due mesi dall'ultima missione.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Nascosto in un piccolo tubo c'era qualcosa che Arendel non avrebbe voluto trovare, ma il suo sgomento non fu causato solo dalla necessità di rimandare la partenza con Bazam per via della nuova missione.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Arendel aveva sperato di non dover mai vedere scritto sulla pergamena un nome amico. Forse sarebbe stato più facile far sparire quella persona senza ucciderla, ma il solo pensiero di non poterlo fare lo terrorizzava. E leggendo il nome sulla pergamena tremò.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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                <title>L'Assassino Silente (IV)</title>
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                <author>noreply@myblog.it (immortalbard)</author>
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                                                <pubDate>Wed, 20 May 2009 08:44:00 +0200</pubDate>
                <description>
                     &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;L'assassino silente camminava cauto per i vicoli che lo avrebbero condotto in quel luogo che ormai doveva chiamare casa.&lt;br /&gt; Nel silenzio della notte, il rumore di un barattolo che tintinnava sui ciottoli, spezzò il suo flusso di pensieri. Guardò le varie strade davanti a sé. Non imboccò la solita ma si diresse verso un luogo più remoto. Una vecchia costruzione abbandonata, fatta di mattoni rossi e travi di legno antico. Era stata una bellissima abitazione un tempo, quella di un valoroso guerriero.&lt;br /&gt; Erano passati cinque anni da quando aveva visto l'ultima volta la sua vera casa. Ebbe nostalgia e si fermò davanti al luogo della tragedia che gli aveva cambiato la vita, e si perse nei ricordi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;***&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt; Aprendo la porta di casa, sentì un odore diverso dal solito. Non era la fragranza delle pietanze cotte per la cena, bensì un fastidioso odore di bruciato.&lt;br /&gt; Arendel si avvicinò alla grossa pentola posta sul fuoco. Il brodo era tutto evaporato e la carne stava bruciando attaccata alle pareti metalliche. La fiamma avrebbe dovuto essere spenta da diverse ore. Scostò con la spada i tizzoni e il legno ancora incandescente, quindi la fece scemare lentamente.&lt;br /&gt; Uno strano silenzio regnava in casa. Il guerriero avanzò verso i gradini che portavano al piano superiore. Guardò la porta sul giardino. Era chiusa. Non v'erano segni di scasso. La mano si avvicinò all'elsa.&lt;br /&gt; Gradino dopo gradino raggiunse il secondo piano. Una fioca luce di candela ondeggiava nel corridoio subito dopo le scale e sembrava provenire dalla stanza matrimoniale. D'improvviso la luce si spense. Nessun rumore e buio. Arendel cominciò a sentire il cuore battergli e rimbombare tra le mura della sua casa. Ridusse al minimo i suoni cercando di non far neppure frusciare i vestiti. Slegò il mantello e lo adagiò per sulla scala. Avanzò lento fino alla porta della stanza, quindi appoggiò le spalle al muro e si affacciò quel tanto che bastava per guardare con un occhio solo.&lt;br /&gt; Poca luce filtrava dalla finestra aperta. Erano i raggi di luna che facevano scintillare qualcosa nel buio. La tenda seguiva i movimenti della brezza. Arendel entrò nella stanza, facendo attenzione a rimanere nascosto nelle ombre e a non far rumore.&lt;br /&gt; La stanza non era molto grande. La vista dell'uomo si abituò velocemente al buio. Osservò ogni angolo e vide che nulla sembrava fuori posto. Ebbe un brivido nel vedere una figura umana distesa sul letto. Il petto era fermo, non sembrava respirare. Il riflesso della luna toccava qualcosa di metallico vicino al corpo. Arendel sentì un brivido lungo la schiena. La mano ferma del guerriero cominciò a tremare. Raccolse dal tavolo al centro della stanza un fiammifero e, rimanendo allerta, accese la candela. Inorridì.&lt;br /&gt; Arendel sentì i suoi muscoli divenire pietra. Spalancò la bocca e fissò il letto. Una pozza di sangue imbrattava le lenzuola. Sua moglie era distesa in maniera scomposta. I polsi erano legati alla struttura del letto e gli occhi erano aperti in un'espressione di terrore. Il metallo che aveva scintillato dei raggi lunari era un pugnale conficcato sul suo petto. I capelli erano diventati rossi per il sangue e non erano più dello stesso colore dei suoi occhi, cioé quello da cui i suoi genitori le avevano dato il nome...&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;***&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt; «Ambra». Arendel pronunciò il nome di sua moglie e, rivivendo queli attimi drammatici, sentì le sue gambe irrigidirsi e subito dopo rammollirsi.&lt;br /&gt; Per un anno era rimasto confinato in quella casa, uscendo solo per gli allenamenti, suo unico sfogo, convinto di avere perso tutto. Ambra era morta e sua figlia Juleen era svanita. Inizialmente non si era parlato d'altro nella città di Corman e nei suoi villaggi vicini. Poi la notizia aveva perso di importanza tra le bocche dei bardi, superata dagli avvenimenti politici e dalle notizie delle guerre di assestamento tra vari domini. Infine l'evento era rimasto solo nella mente di Arendel e nessuno se ne era più occupato. Gente senza storia, senza passato. Senza presente e senza futuro, pensò Arendel fissando un ultimo istante la sua vecchia casa.&lt;br /&gt; Voltò le spalle alla vecchia casa, quindi si incamminò verso la nuova. Un fiume di pensieri e di ricordi inondò la sua mente e non poté fare a meno di ripensare all'incontro che, al termine di quell'anno di isolamento, gli aveva cambiato la vita, giusto nel luogo dove si stava recando.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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                <title>L'Assassino Silente (III)</title>
                <link>http://immortalbard.myblog.it/archive/2009/05/18/l-assassino-silente-iii.html</link>
                <author>noreply@myblog.it (immortalbard)</author>
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                                                <pubDate>Mon, 18 May 2009 09:59:04 +0200</pubDate>
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                     &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;La voce di Dana echeggiava nelle sale vuote del tempio. La melodia non aveva bisogno di essere accompagnata da strumenti perché il canto da solo bastava a trasmettere leggiadria. La sacerdotessa stava completando gli esercizi quotidiani. Soleva fermarsi più degli altri al tempio. Era l'unica della sua congregazione a essere coinvolta anche in aspetti politici.&lt;br /&gt; Occhi azzurrissimi e capelli color oro emergevano nella tenue luce prodotta da poche candele accese tra le colonne del tempio. Il canto si fermò. Passi lenti echeggiarono nella sala. Il rumore di tacchi metallici non poteva essere confuso.&lt;br /&gt; «Qual buon vento porta qui Sor Bahuen, del dominio di Mytel?»&lt;br /&gt; «Forse il canto della sacerdotessa di Kyrion. O forse la sua bellezza. Di sicuro qualcosa di lei che mi ha attirato in questo luogo» replicò l'uomo.&lt;br /&gt; «Non ti aspettavo». Dana assunse un sorriso misto tra sorpresa e felicità.&lt;br /&gt; «Hai degli impegni?»&lt;br /&gt; «No». La donna si avvicinò a Bahuen, che nel frattempo aveva raggiunto l'altare rituale. «A dir la verità si. Attendo il bibliotecario. Gli ho commissionato una ricerca e mi porterà ciò che gli ho chiesto direttamente qui al tempio».&lt;br /&gt; Sor Bahuen protese un braccio in avanti e avvolse il fianco della sacerdotessa. Fece attenzione a non stropicciare il delicato abito di seta bianca che essa indossava. Era la veste rituale delle dame pure, le più alte nei riti della Forte Fede. Lunga e leggera, aderente ai fianchi e larga sulle gambe, la veste copriva tutto il corpo, anche le braccia con lunghe maniche decorate di ricami.&lt;br /&gt; «Sai che per il rito della sera non si porta nulla sotto la veste?»&lt;br /&gt; L'uomo rimase immobile. Osservò ogni singolo movimento del viso di Dana, cercando di scrutarne i sentimenti e soprattutto le voglie.&lt;br /&gt; «Il nano non ha le chiavi della porta». La donna indietreggiò lentamente, volgendosi verso l'altare e trascinando per un braccio Bahuen. Con agilità e al tempo stesso sensuale leggiadria, balzò sulla struttura di marmo e vi si sedette. Le sue braccia abbracciarono il collo del Sor e lo avvicinarono.&lt;br /&gt; «Penso che perderà ancora un po' di tempo» disse Dana, parlando del bibliotecario.&lt;br /&gt; «Dana, qui? Nel tempio? Questo è un atto blasfemo». Sor Bahuen parlò con poca convinzione, mentre si liberava della cintura.&lt;br /&gt; «Credi ancora negli Dei... e nelle favole?»&lt;br /&gt; «No».&lt;br /&gt; Quella risposta decretò il silenzio nella sala. Condizione che durò per ben poco tempo.&lt;br /&gt; La finestra si chiuse silenziosa. Dall'alto del corridoio sopraelevato dei passi silenziosi si confusero con i blasfemi gemiti di piacere di Dana. Come un'ombra nel buio, il predatore osservava la sua vittima. L'uomo si chinò e si concentrò. Doveva attendere. C'era una persona di troppo e non poteva permettersi di lasciare testimoni.&lt;br /&gt; Arendel aveva già ucciso in battaglia, ma in quel preciso istante realizzò che stava per diventare un assassino.&lt;br /&gt; Dana e Bahuen si lasciarono quando ormai la notte era inoltrata. Arendel attese che la porta fosse chiusa e le serrature bloccate dalla sacerdotessa per entrare in azione.&lt;br /&gt; La donna ritornò al suo posto, depose la veste rituale nell'armadio e indossò abiti più comuni. Sedette su di una sedia di legno dietro un tavolo pieno di appunti e libri. Attendeva che il bibliotecario le portasse qualcosa. Arendel seppe di avere poco tempo per agire.&lt;br /&gt; Le delicate dita di Dana sfogliavano varie pergamene. Le dita dell'altra mano reggevano una penna d'oca con la quale aggiungeva le sue note su qualcosa che sembrava uno spartito musicale.&lt;br /&gt; Arendel chiuse gli occhi. Sentì un brivido lungo la schiena. Rimase immobile e incapace di reagire per diverso tempo. La sua mano stringeva il pugnale affilato e appuntito, sottile pezzo di metallo che presto si sarebbe macchiato del sangue di una donna innocente. Il tremore si fece più intenso. La lama toccò una ringhiera e risuonò nel tempio.&lt;br /&gt; Dana alzò lo sguardo. Osservò attorno a sé ma non vide nulla. Non fece caso più di tanto al rumore. Poteva essere un animale o semplicemente il vento. Ricominciò a scrivere. Ma quel rumore non aveva destato solo la sua attenzione, bensì aveva richiamato in un attimo tutta la freddezza di Arendel.&lt;br /&gt; La mano della donna cadde sul tavolo urtando il calamaio e facendo versare l'inchiostro sulla carta. Il nero si confuse lentamente con il rosso del sangue di Dana. I due colori non si mischiarono. L'inchiostro rimase una terribile cornice della firma dell'assassino. Il pugnale era penetrato preciso sulla nuca della donna.&lt;br /&gt; Dana divenne una statua di pietra con il petto poggiato sul tavolo e la testa che pendeva in avanti. Il sangue gocciolava sempre più copioso. Era morta sul colpo. Almeno non ha sofferto, si disse Arendel cominciando a realizzare ciò che aveva appena compiuto.&lt;br /&gt; Arendel discese dalla balconata interna del tempio e raggiunse il cadavere. Sentì il cuore salirgli in gola. Ebbe un conato di vomito. Aveva visto mille altri cadaveri ma quello era il primo che lo faceva sentire veramente un assassino. Sollevò lentamente la mano e raccolse il pugnale. Un piccolo spruzzo di sangue fuoriuscì insieme alla lama. Ripulì l'arma con un panno quindi la infoderò.&lt;br /&gt; L'uomo piegò le gambe e appoggiò le spalle al tavolo. Si portò le mani al viso e sentì le lacrime sgorgargli dagli occhi. Gli bruciavano e gli pareva che stessero sanguinando. Trattenne a stento i gemiti, e non udì la porta secondaria del tempio aprirsi.&lt;br /&gt; «C'è nessuno?»&lt;br /&gt; Arendel si alzò sentendo il panico crescere dentro di sé. Vide la porta sul lato del tempio chiudersi e un nano entrare con passo discreto. I loro occhi si incrociarono. Il nano spostò lentamente il suo sguardo verso il cadavere della donna e realizzò subito l'accaduto, ma non si scompose.&lt;br /&gt; Bazam, il bibliotecario osservò attentamente gli occhi di Arendel e percepì le sue sensazioni.&lt;br /&gt; «Che cosa hai visto?»&lt;br /&gt; Arendel fece la prima domanda che gli venne in mente. Avanzò rapido verso il nano ed estrasse l'arma.&lt;br /&gt; «Tu non hai ucciso quella donna». Le parole del nano suonarono in modo strano all'orecchio di Arendel che non ne colse la sottigliezza.&lt;br /&gt; L'uomo aveva il volto coperto dal cappuccio e il corpo dal mantello. Pensò rapidamente a cosa fare e agì d'istinto. Non voleva uccidere un altro innocente così balzò lateralmente e con l'impugnatura colpì forte alla nuca del nano tramortendolo.&lt;br /&gt; L'assassino svanì nel buio della notte, terrorizzato da ciò che era accaduto ma soprattutto da se stesso.&lt;br /&gt; La vista annebbiata dalle lacrime si schiarì. Guardò il nome di sua figlia inciso sull'anello e ripensò agli strani disegni incisi sul pugnale con cui era stata uccisa sua moglie. Non appena fosse giunta la mattina sarebbe dovuto andare in biblioteca a cercarne l'origine.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Arendel entrò nella biblioteca. Era impregnata di uno strano fascino, come se l'antichità di quei libri riempisse l'aria. L'uomo rimase assorto nell'atmosfera del luogo e non si accorse di null'altro attorno a lui.&lt;br /&gt; «Io posso aiutarti». La voce di Bazam riportò Arendel alla realtà.&lt;br /&gt; «Può darsi» esordì l'uomo. «Stavo cercando...» il nano lo interruppe subito.&lt;br /&gt; «La mia non era una domanda. Io so di poterti aiutare».&lt;br /&gt; «Cosa vuoi dire?»&lt;br /&gt; «Dana Daneir, sacerdotessa del tempio di Kyrion ormai in rovina. Infedele al suo Dio e impegnata in intrighi politici affinché possa fregiarsi di titoli e ricchezze. Nessuno si accorgerà della sua scomparsa. Ormai sono troppo pochi i sacerdoti e ancor meno i fedeli. Un fatto del genere non farebbe altro che far traballare ancora la loro posizione». Arendel rimase attonito.&lt;br /&gt; «Lord Bahuen, Sor della città di Corman e aspirante al dominio di Mytel, su cui pende l'accusa di blasfemia dovuta a una fantomatica relazione con la sacerdotessa, non né parlerà perché farlo porterebbe all'attenzione di tutti questo evento e la sua posizione politica ne risentirebbe fortemente». L'uomo continuò ad ascoltare.&lt;br /&gt; «Un omicidio organizzato a regola d'arte, nella sua incomprensibile semplicità. E un uomo che piange per ciò che ha fatto non ha tutta questa arguzia dei particolari. L'ho letto nei tuoi occhi, assassino silente». Il nano concluse con espressione seria e pacata. «Io posso e voglio aiutarti».&lt;br /&gt; Arendel non disse nulla. Accettò quello che il nano aveva visto. Si instaurò istantaneamente un empatia tra i due. Bazam dimostrò subito di essere il genere di persona che non tollera quel genere di soprusi.&lt;br /&gt; L'assassino silente, così l'aveva chiamato, seppe che poteva fidarsi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;br /&gt; «...questo è il motivo per cui ho deciso di aiutarti». Bazam rispose con poche parole alla domanda di Arendel, tirando fuori quei pochi elementi che gli ricordavano la sua volontà di far vincere il bene e di porre fine a inutili spargimenti di sangue.&lt;br /&gt; Arendel rimase sovrappensiero per qualche istante, immerso in immagini che gli ricordavano tutte le missioni che aveva compiuto.&lt;br /&gt; La gente dimentica troppo velocemente chi scompare. Anche se muore una persona ogni mese, o addirittura ogni dieci giorni, dopo una breve lamentela tutto svanisce. Questo è assurdo. Arendel strinse i pugni. Sembra quasi che il mandante sappia perfettamente come non smuovere le acque e abbia solo bisogno di un braccio esecutivo.&lt;br /&gt; «Devo scoprire di più su questo Occhio di Krark», ribadì Arendel.&lt;br /&gt; «Se non vuoi seguire i miei suggerimenti, perché non provi a chiedere a...» le parole gli morirono in gola.&lt;br /&gt; «No. Il mercante di informazioni era la mia ultima vittima. Non posso raggiungerlo ora». L'assassino silente si fermò sull'uscio. «Partiremo domani. Grazie Bazam».&lt;br /&gt; Arendel uscì dalla biblioteca facendo attenzione a non farsi notare. Aveva raccolto poche informazioni. Sarebbe tornato da Bazam per prepararsi alla partenza ma prima doveva essere sicuro di non avere altri lavori da fare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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                <title>L'Assassino Silente (II)</title>
                <link>http://immortalbard.myblog.it/archive/2009/05/17/l-assassino-silente-ii.html</link>
                <author>noreply@myblog.it (immortalbard)</author>
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                                                <pubDate>Sun, 17 May 2009 11:45:11 +0200</pubDate>
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                     &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;Le tozze dita della mano di Bazam continuavano a sfogliare le pagine di un tomo vecchio e impolverato. La tonda faccia coperta dal grigio di lunghi capelli e folta barba, faceva sembrare piccolo l'antico libro. In realtà Bazam aveva una fisionomia molto particolare. Era basso la metà di un uomo comune ma pesava quasi il doppio. Aveva mani e piedi sproporzionati e un testone tanto grosso quanto buffo. Anche se gli stessi libri della sua biblioteca lo dipingevano con il nome di nano, Bazam preferiva farsi definirsi solo uno &lt;i&gt;diversamente uomo&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il bibliotecario era affascinato dalla storia e dalla cultura delle persone con cui viveva e nei suoi studi aveva imparato a conoscere anche la razza dei nani in cui non riusciva proprio a identificarsi.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Interessante...»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il nano passava le sue giornate lavorando nella sua biblioteca e il resto del tempo lo trascorreva studiando e facendo ricerche. Nella sua vita aveva alternato lunghi periodi di viaggio ad altri di completa clausura. Era innamorato della conoscenza.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«No, un nano non capirebbe. Piuttosto spaccherebbe il leggio con un'ascia...»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Bazam era solito paragonare quello che avrebbe fatto un nano con quello che avrebbe fatto un uomo, mentre leggeva dagli archivi della storia locale. Nonostante continuasse a dire di non saper pensare come un nano, sapeva sempre dare la risposta su cosa avrebbe fatto uno della sua razza.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«A cosa potrà mai servire un anello magico che ti rende sordo e muto per qualche secondo appena lo tocchi? Non vedo neppure il perché debba essere catalogato», disse armeggiando con un bizzarro anello rosso tra le mani.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Khaled Bazam, chiamato solo Bazam da amici e clienti, non che fossero molti, era un tipo notoriamente bizzarro, un po' goffo per la sua mole, sicuramente un po' ingenuo e ogni tanto avventato, e, secondo i racconti di molti, dalla memoria corta per le cose che il suo cervello riteneva poco importanti.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Di sicuro Bazam era un tipo estremamente curioso e questo suo modo di essere lo aveva spesso condotto in situazioni dove la mancanza totale di paura gli aveva fatto rischiare la vita. In tanti lo credevano pazzo, pochi si fidavano ciecamente di lui, convinti che fosse illuminato dagli stessi Dei.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Noooo... questo non è vero. Sono sicuro di aver letto il contrario da qualche altra parte». E sebbene continuasse a negarlo, soleva parlare da solo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Bazam sollevò di scatto la testa e si guardò indietro. Gli era parso di aver sentito un rumore. Guardò in fondo al corridoio centrale della biblioteca. Le candele erano quasi tutte spente. Non vide nulla. Dalle finestre passava solo poca luce riflessa dalla luna.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;La biblioteca non era molto grande, ma al suo interno Bazam possedeva migliaia di tomi sui più disparati argomenti, dalla storia alla magia, dalla geografia alle commedie e così via.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il nano crucciò la fronte, scosse un po' il capo, quindi si chinò di nuovo sul libro che stava leggendo. Voltò pagina e fece ondeggiare un po' le gambe sospese a mezzaria. Vivendo in una città di uomini non era facile trovare sedie per la sua misura, e dopo aver rotto con il suo peso quella che si era fatto costruire apposta, non aveva più voluto perderci tempo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Due candele si spensero. Bazam alzò ancora il capo e guardò indietro. Sollevò un sopracciglio in un espressione perplessa. Estrasse una piccola bottiglia da una tasca cucita sul cinturone. Stappo coi denti il tappo di sughero e lo lasciò cadere sul suo grosso palmo. Bevve un corposo sorso di un amaro di erbe, quindi richiuse la bottiglia. Discese dalla sedia.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Sta cambiando il tempo... soffia il vento».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Bazam giunse sotto la finestra. Era a misura d'uomo. La biblioteca l'aveva ricevuta in eredità dal vecchio proprietario, un anziano uomo che non l'aveva chiusa solo perché quel giovincello che era un tempo il nano, ogni giorno stava lì a studiare. &lt;i&gt;Mi fai rivivere i vecchi tempi&lt;/i&gt;, gli aveva detto il vecchio bibliotecario poco prima di morire e di lasciargli tutti i suoi beni. Il rapporto che Bazam aveva avuto con Norman, il precedente proprietario, era stato molto particolare perché l'uomo aveva rivissuto grazie al nano i migliori viaggi della sua vita. I due erano diventati veri amici in poco tempo. Bazam non soffrì per la morte di Norman, ma non perché non gli dispiacesse, ma semplicemente perché i libri gli avevano insegnato tante cose belle sulla morte e sapeva che l'uomo aveva vissuto tante esperienze da non dover patire prima di approdare su lidi migliori. Sebbene ne sentisse la mancanza, Bazam era riuscito ad andare avanti con allegria, solarità e la promessa che avrebbe mantenuta viva l'attività della biblioteca. Almeno finché gli fosse stato possibile.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il nano provò ad allungare un braccio verso la finestra. Ci provava sempre, come se si aspettasse di essere diventato di colpo più alto. Mosse la testa con disappunto. Si guardò attorno. Prese una sedia e la pose sotto la finestra aperta. Inspirò e trattenne il respiro, in modo da lasciare più spazio alle sue corte gambe per sollevarsi. Si arrampicò con difficoltà sulla sedia. Aveva il fiatone come se avesse scalato un monte. Protese il braccio in alto e con la punta dell'indice riuscì a spingere la finestra e quindi a chiuderla. Un'altra candela si spense.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il rumore di passi echeggiò tra gli scaffali. Bazam si voltò e si guardò attorno. Discese lentamente dalla sedia. L'enorme pancia sfidò la resistenza della cintura... e vinse.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Dovresti usare un bastone per chiudere le finestre».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Hiic!»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Bazam cadde per terra, inciampando sui suoi stessi calzoni. Il suono che emise fu stridente. Il nano tirò al petto le braccia tremanti con i pugni sollevati e chiusi.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Bazam». Dall'ombra apparve un mantello scuro. Anche se ci fosse stata più luce il volto non sarebbe stato visibile. Ma il bibliotecario sapeva benissimo di avere dinnanzi a sé l'assassino silente.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Bazam Khaled... per gli Dei, copriti». Arendel fece un passo verso la sua destra, estrasse un fiammifero e accese una candela. «Dovresti tenerne di più accese. La porta d'ingresso ne spegne molte quando qualcuno entra».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non che io aspettassi visite». Bazam rispose alzandosi goffamente e sollevando i pantaloni.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Ti ho spaventato?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Tu? Nooooo. Affatto». Il bibliotecario scosse le mani e il capo. I pantaloni caddero ancora. «Mi stavi solo facendo venire un attacco di cuore!» Bazam urlò mentre con una mano si reggeva i calzoni e con l'altra puntava un dito verso l'uomo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Ben tornato ragazzo». Concluse sorridendo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Perdonami Bazam, ma sai che non voglio farmi vedere qui con te. Non voglio metterti in pericolo. E sono sicuro che se qualcuno sapesse che sono qui, lo saresti. Non mi stupirei nemmeno di vederti apparire nella mia lista». Arendel abbassò il cappuccio.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Come è andato il tuo ultimo lavoro?» Bazam camminò fino al tavolo dove stava leggendo, aprì un cassetto ed estrasse un nuovo cinturone.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Come speravo. L'ho mandato...» la frase rimase in sospeso. Bazam si intromise.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non voglio saperlo. Mi basta sapere che il mio vecchio cavallo abbia salvato una vita».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Si. E sicuramente il suo fantino sarà più facile da trasportare», sorrise Arendel.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il nano finì di sistemarsi il cinturone, quindi prese una teiera e versò del the verde in una tazza. Aprì un altro cassetto e prese un'altra tazza. Vi soffiò dentro, quindi usò la strofinò con una manica e vi versò dentro la bevanda.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Bene», iniziò a sorseggiare. Arendel prese la tazza e la avvicinò al naso. Il the profumava di un aroma delizioso. Ormai l'uomo era abituato a quelle scene che ad altri sarebbero sembrate disgustose. Sorseggiò. «Ho trovato qualcosa», continuò il nano.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Arendel osservò il tavolo. C'erano diversi libri aperti e altri chiusi. Uno di questi aveva un particolare segnalibro: la daga d'argento con cui era stata assassinata sua moglie.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Oh... scusami», Bazam chiuse rapidamente alcuni libri. «C'è un po' di confusione. Stavo leggendo libri su oggetti magici e artefatti caduti dal cielo... niente di importante». Il nano tolse di mezzo due tomi e riaprì quello in cui c'era il pugnale.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Ho trovato il simbolo che cercavamo in un altro libro».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Di che cosa parla?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Parla dei forgiatori di Krark», rispose seccamente il nano, prima di buttar giù un altro sorso di the. Sfogliò rapidamente un paio di pagine, quindi si fermò su di una in particolare.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«L'Occhio di Krark. Mi avevi già mostrato quel disegno». Arendel osservò un'immagine dipinta sulla pagina del tomo. Bazam gli aveva già mostrato quel disegno la prima volta che si erano incontrati. L'Occhio di Krark era l'unico indizio che aveva Arendel per sapere da dove provenisse l'assassino di sua moglie e, informazione ancora più importante, il suo mandante.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Si ma questa volta c'è di più».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Hai scoperto dove si trova la torre che mi avevi mostrato?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«No», Bazam chinò il capo come fosse una sconfitta, ma lo risollevò subito assumendo un'espressione contenta. «Però ho trovato buone notizie storiche su chi sia Krark e chi siano i suoi seguaci. La torre resta ancora avvolta nel mistero della leggenda. I più famosi storici affermano che non esista e che sia solo frutto della fantasia».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non importa, dimmi cosa hai trovato», Arendel sorrise al bibliotecario e sorseggiò il the.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Qui dice...», l'indice di Bazam corse lungo le righe della pagina successiva. «Krark era un condottiero. Le sue armi traevano potere magico dalla gemma che egli aveva infilato al posto del suo occhio», il nano assunse un'espressione schifata. «Sacrificò il suo occhio agli Dei in cambio della capacità di forgiare armi molto particolari».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«C'è altro?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Si. I forgiatori erano i seguaci di Krark, coloro che gli obbedivano ciecamente in cambio di parte del potere che egli conquistava con le sue armi». Bazam chiuse il tomo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non capisco come ciò possa aiutarmi», Arendel si portò il volto tra le mani e si grattò gli occhi come se volesse scrollarsi di dosso la stanchezza.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Nella pagina seguente uno storico fa riferimento al tomo dei quattro rintocchi, un arcano libro che si dice contenga gli incantesimi di guerra più antichi e dimenticati e all'interno del quale forse potremo trovare il segreto di Krark».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Arendel rimase in un silenzio riflessivo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Questo potrebbe farci capire che legame c'è tra colui che cerchi e l'Occhio di Krark».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Potrebbe essere solo una coincidenza, dannazione!»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;L'assassino silente diede un pugno sul tavolo e si alzò in piedi in uno scatto di disperazione. Bazam sentì il respiro dell'uomo farsi più pesante.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Io sono sicuro che invece sei sulla pista giusta. Questo pugnale è solo il punto di partenza ma ti indica la via da seguire. Me lo dice il mio istinto». Bazan poggiò una mano sul fianco dell'uomo. Avrebbe voluto metterla sulla spalla ma non aveva modo di arrivarci.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Se almeno mi dicessi come hai trovato questo pugnale o perché cerchi di raggiungere il suo possessore, forse potrei aiutarti di più».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Arendel rimase ancora in silenzio. Poi si voltò e si chinò sulle ginocchia.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non l'ho trovato per caso. Era piantato come firma dell'assassino di mia moglie». Tutto fu d'improvviso più chiaro per Bazam. Il nano si morse le labbra per un istante e abbassò lo sguardo. Poi sorrise e poggiò le sue mani grassocce sulle ginocchia dell'uomo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Potremmo andare insieme, in incognito alla gilda dei maghi di Sarradun, la capitale, a dare una sbirciatina ai libri proibiti... quelli tra i quali si annovera il tomo dei quattro rintocchi». Bazam scosse un po' Arendel. «Magari così mi racconterai tutta la tua storia», parlò ancora con il sorriso sulle labbra. «Finalmente», aggiunse.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Meno sai della mia storia e meno sarai in pericolo, mio piccolo amico». Arendel si alzò in piedi, si sedette nuovamente con calma e riprese a sorseggiare il the. Bazam si arrampicò nuovamente sulla sua sedia e ricominciò a sfogliare i suoi libri.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Troveremo qualcosa, sta tranquillo».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Arendel sollevò lo sguardo e fissò il nano. Un sorriso naturale gli nacque sul volto.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non sai nulla di me e di ciò che sto cercando, di quale sia il mio lavoro. Sei una brava persona», fece una pausa. «Eppure aiuti un assassino come se fosse il tuo migliore amico». Bazam sorrise di rimando con gli occhi. «Perché?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Bazam discese dalla sedia e cominciò a passeggiare lungo i corridoi della biblioteca. Arendel lo seguì a breve distanza, in religioso silenzio.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Perché quando ci siamo incontrati per la prima volta io non ti ho visto soltanto uccidere...»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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                <title>L'Assassino Silente (I)</title>
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                <author>noreply@myblog.it (immortalbard)</author>
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                                                <pubDate>Thu, 07 May 2009 22:14:51 +0200</pubDate>
                <description>
                     &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il cappuccio del mantello gli occultava il volto, mentre con movimenti lenti le sue mani sbucciavano una mela, verde, dura, probabilmente acerba. Il tessuto grigio scurissimo scendeva fino a terra, libero di svolazzare leggermente ogni volta che qualcuno apriva la porta di legno della taverna.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;L'uomo seduto al tavolo ignorava la musica attorno a sé, e con essa tutti coloro che erano andati in quel luogo per bere, divertirsi e rilassarsi. Non diede attenzione neppure alle donne, né le locandiere né le prostitute che si avvicinavano. Proseguì soltanto a tagliare con perfezione chirurgica la buccia del frutto che teneva in mano. Il movimento si fermò per qualche istante. Fissò l'anello che portava sull'indice della mano destra. Era una semplice fascetta, piccola e argentata. Su di essa era inciso un nome, Juleen. Era il nome di sua figlia. La mano si strinse attorno al coltello e tremò per qualche istante, poi tornò immobile. Tolse anche l'ultimo pezzetto della buccia e guardò la mela, ormai quasi una sfera perfettamente liscia. Incisione dopo incisione ne tagliò piccoli pezzi e cominciò a mangiarli, ignorando sempre tutti coloro che gli stavano attorno.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Si fece tardi, la taverna cominciò a svuotarsi. La lama del coltello era ancora umida e la mela, dopo ore, non era ancora finita. L'uomo incappucciato attese fino a che tutti gli ospiti della locanda, tranne uno, non fossero andati via.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;La mezzanotte era passata da un pezzo e nel locale rimaneva un uomo quasi ubriaco che barcollando continuava a insistere di volere un'altra pinta. Allegro e baldanzoso per la proficua serata, l'oste dietro il bancone si rifiutò. Volse lo sguardo verso l'uomo che per tutta la sera non aveva ballato o dato retta a nessuno e che, dopo aver bevuto d'un fiato un bicchiere di vino pregiato, aveva mangiato solo una mela, “la più verde che hai” aveva detto con tono pacato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Incuriosito, l'oste si avvicinò verso il tavolo. L'ubriacone approfittò dell'assenza dell'oste per versare un altro po' di birra nel suo boccale, “alla tua” urlò, prima di sedersi sullo sgabello, rivolto verso la scena che nessuno avrebbe sperato di vedere da lucido.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Ehi tu», esordì l'oste, «non è tardi per stare ancora qui?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Sei tu il mercante di informazioni?» domandò l'uomo a voce bassa, con tono controllato e glaciale.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non so di che stai parlando». L'oste dipinse sul suo volto un'espressione contrita, ma palesemente falsa. Agitò le mani e rise nervosamente.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;La testa dell'uomo si alzò leggermente. Dal cappuccio si intravedevano due occhi neri brillanti e un accenno di barba incolta copriva un viso giovane ma segnato da una profonda cicatrice orizzontale appena sotto l'occhio sinistro. L'espressione in quel volto era seria e gelida.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Ehi amico...» l'oste provò a spezzare la tensione del momento «perché quella faccia?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Che faccia pensi che avresti se il tuo lavoro fosse uccidere uomini?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;La voce divenne quasi una terribile vibrazione che gli fece tremare persino le labbra. «Non ti rifarò la domanda un'altra volta».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«S...si... sono io» balbettò l'oste.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Qualcuno dice che hai comprato qualcosa che non era in vendita». Il tono si fece velatamente minaccioso.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Io... io...»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non hai bisogno di giustificarti. Però prima di morire potresti dirmi dove si trova l'Occhio di Krark»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Non so cosa sia» disse l'oste terrorizzato.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Andiamo» lo esortò «la famigerata torre nascosta. Uno che traffica con le informazioni deve averla sentita almeno una volta nella sua vita» continuò.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Giuro che non so di cosa parli... ti prego non uccidermi» si guardò a destra e a sinistra. L'uomo incappucciato percepì che cercava qualcuno. Ma egli sapeva già chi.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Le tue guardie personali sono impossibilitate ad agire in questo momento. Devi scusarmi ma ho bisogno di calma per fare il mio lavoro».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«N... non conosco l'occhio... quel posto lì» concluse deglutendo a fatica.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Con un balzo improvviso l'uomo incappucciato si alzò dalla sedia, roteò vistosamente il pugnale e lo accompagnò velocemente verso il fianco dell'oste. Contemporaneamente l'altra mano raggiunse la gola della vittima stringendola e bloccandogli il fiato e con esso ogni possibilità di movimento. L'oste chiuse le mani sul polso del suo carnefice ma non riuscì a liberarsi sebbene avesse una corporatura ben più robusta.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;La lama affondò impietosa e fiotti di liquido rosso sgorgarono sporcando il pavimento. L'ubriaco vide la scena, lasciò cadere il boccale che si frantumò in mille pezzi e corse fuori urlando.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;La mente dell'assassino volò indietro di qualche giorno, quando per l'ultima volta, dopo innumerevoli volte, aveva parlato con il suo mandante.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Dovresti ringraziarmi»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Per cosa? Per avere ucciso mia moglie e per avere rapito mia figlia?»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Ascoltami. Tu sei uno dei migliori guerrieri di tutte le terre che conosco. Così facendo ti costringo a imparare a essere il combattente perfetto, colui che è capace di uccidere senza traccia e in ogni condizione, colui che sa sfruttare ogni occasione...». Arendel rimase ad ascoltare in silenzio. «Dovresti ringraziarmi perché io ti sto insegnando tutte queste cose».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Puoi insegnarmi a essere il più grande guerriero su questa terra, ma se io sono per la pace, ucciderò solo finché mi servirà per sopravvivere». Il tono si fece sottile e la voce quasi impercettibile.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Tu ucciderai finché la tua vita», fece una pausa, «e finché la sua vita, saranno legate alla mia».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Sfiorala soltanto e...»&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Calma», lo interruppe con estrema semplicità, «non hai potere di contratto. Ora va e compi il tuo dovere, sai bene che non avrai altro modo di assicurarti che non accada nulla di brutto».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Arendel si voltò, srotolò la pergamena e lesse la descrizione e la locazione della sua prossima vittima. Era un semplice oste.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;«Un testimone ti ha visto morire. Confido che tu creda nel fatto che la seconda volta non sarò un attore. Fuori dalla porta del retro c'è una sacca con dei trucchi per camuffarti. Dipingiti il volto, incollati la barba, indossa i vestiti che troverai lì a fianco e prendi il cavallo legato al palo di fronte l'uscita. Corri e vai a Nord. Lascia Teril Moonshade e vai verso le terre di Esilio. Sparisci da queste terre e crea una nuova vita laggiù».&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Arendel allontanò il braccio dal fianco dell'uomo e tolse i brandelli del cuore di maiale che aveva usato per simulare l'omicidio. Erano apparsi come dal nulla, tanto che l'oste si era sentito morire prima ancora che la lama affondasse in quelle carni. L'uomo indietreggiò terrorizzato. Gli occhi di Arendel lo fissavano, vacui e severi allo stesso tempo. Inciampò su uno sgabello e cadde. Strisciò indietro senza mai voltare le spalle al suo potenziale carnefice. Imboccò la strada per l'uscita secondaria ed eseguì alla lettera ciò che gli era stato detto con frenetica precisione.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;L'uomo incappucciato uscì dalla porta principale. Si guardò attorno per assicurarsi che nessuno ancora fosse giunto in soccorso o avesse chiamato la guardia cittadina. Svanì nel buio come se fosse tale, niente più che ombra.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Vagò la mente di Arendel. La schiena scivolò sulla parete fredda e umida del vicolo. Sentì la disperazione assalirlo. Voleva urlare, ma non poteva. Voleva piangere ma il suo cuore era ormai incapace di provare quella sensazione liberatoria. La mano gli tremò. Lasciò cadere il suo pugnale. Desiderava qualcosa e vedeva che ciò era sempre più difficile da raggiungere. Nel silenzio mise la testa tra le mani e si rassegnò. Ogni volta che doveva uccidere qualcuno per salvare la vita di sua figlia, egli si sentiva morire sempre di più. E si disperò perché, come già in passato, non tutte le vittime avrebbero avuto una seconda possibilità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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                <title>Il Viaggio della Donna Guerriero (V)</title>
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                <author>noreply@myblog.it (immortalbard)</author>
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                                                <pubDate>Wed, 29 Apr 2009 09:50:18 +0200</pubDate>
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                     &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;Ali sbiadite volteggiavano in un cielo azzurrissimo. Le nubi parevano fatte di piume eppure l'aria era triste e si respirava dolore e sofferenza. Heléna si sentì cadere. Aprì gli occhi d'improvviso. Giaceva su qualcosa di soffice come bambagia e a stento riusciva a muovere la testa. Il corpo le pareva immobile e per quanto si sforzasse di alzare le braccia non si mosse di un centimetro. Sentì degli occhi poggiare lo sguardo su di lei. Si sentiva osservata. La sensazione crebbe a dismisura. Heléna provò a urlare ma solo un lieve gemito uscì dalla sua bocca.&lt;br /&gt; Una creatura apparve dal nulla. Sembrava una donna ma sue erano le ali che aveva visto pochi istanti prima. Tutto il mondo attorno era irreale eppure le sembrava di aver già visto qualcosa di simile, come fosse un misto tra il suo mondo onirico e la realtà di molti anni prima. Come fosse l'ombra di anni che la sua mente aveva dimenticato perché vissuti quando era ancora troppo giovane per poterli comprendere.&lt;br /&gt; «Il martello è Antozh, e tu ne sei la custode».&lt;br /&gt; Heléna udì la voce rimbombarle nella testa. Era soave e dolce ma al tempo stesso le riempiva di dolore il cranio. La creatura parlò ancora, ripetendo le stesse parole, e poi ancora e ancora. Heléna non riuscì a muovere le braccia, era inerme di fronte a quella donna alata, bellissima ma che le infondeva uno strano timore reverenziale. Non riuscì a parlare, non poteva gridare. Chiuse gli occhi e urlò nella mente. Tutto il mondo attorno prese a girare ma adesso v'era solo uno strano ronzio che le occludeva le orecchie. Il fastidioso rumore svanì lentamente lasciando posto a una delicata melodia che si interruppe nell'esatto istante in cui Heléna aprì gli occhi. Era nella sua tenda.&lt;br /&gt; «Era solo un sogno». Heléna scoppiò quasi in una risata isterica prima di cascare giù dalla branda, impaurita da una presenza vicino a lei.&lt;br /&gt; «Buongiorno Heléna, stai meglio? Sei stata inquieta per tutta la notte». La voce di Xander la tranquillizzò. «Devo scoprire chi è riuscito a calmarti con le sue melodie fuori dalla tenda. Qualcuno dei soldati ha suonato per te tutta la notte». Il comandante sorrise alla ragazza.&lt;br /&gt; «Sei... rimasto qui tutta la notte?»&lt;br /&gt; «Si». Xander rispose con un leggero sorriso e lo sguardo di chi non ha chiuso occhio per tutta la giornata. «Come va adesso? Sono finiti gli effetti del vino?»&lt;br /&gt; «Mi gira un po' la testa... ti prego... non voglio che mi vedi in questo stato» improvvisamente lampi della sera appena trascorsa tornarono alla mente di Heléna e il rossore dell'imbarazzo le coprì il volto.&lt;br /&gt; «Ieri sera io... tu... Xander...»&lt;br /&gt; «Ieri sera non è accaduto nulla di importante. Eri ubriaca e ti sei sentita male. Ti ho accompagnata qui e ho vegliato su di te». Il sorriso di Xander fu disarmante.&lt;br /&gt; «Si... capitano». Heléna sentì tornare il legame formale che c'era tra lei e Xander, il comandante della sua unità di soldati.&lt;br /&gt; «Adesso datti una rinfrescata e rimettiti in sesto». L'uomo si alzò in piedi e lanciò un panno umido e fresco verso la ragazza. Heléna lo afferrò al volo, dimostrando prontezza di riflessi anche in uno stato non ottimale.&lt;br /&gt; Xander uscì dalla tenda e si diresse verso il cortile. Guardò attorno a sé e vide che nessuno dei musici si trovava nei paraggi. Eppure la musica è finita pochi minuti fa, pensò. Cercò con attenzione, incuriosito da chi dei suoi uomini avesse potuto fare qualcosa del genere, ma non trovò nessuno.&lt;br /&gt; A poca distanza di cammino, piedi feriti e sanguinanti si trascinavano sul terreno, ricoperti di piaghe. Le corde dello strumento vibravano ancora ma all'uomo incappucciato, ormai giunto lontano dall'accampamento, mancavano le forze per creare ancora altre melodie. E ancora una piaga si aprì sulla sua pelle.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; ***&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;Xander aveva lasciato una tinozza d'acqua fresca poggiata sul tavolo. Heléna si sciacquò il viso. Passò le mani sul volto. Teneva gli occhi chiusi mentre l'acqua le rinfrescava le guance e la fronte. Si asciugò con il panno che le aveva lanciato il suo comandante. Aprì gli occhi e inspirò profondamente. Vide la spada di Albert poggiata con cura sul tavolo. Ricordò la sfuriata della sera precedente. Si avvicinò lentamente al bordo del tavolo con lo sguardo fisso sulla spada. Protese la mano destra e sfiorò l'elsa. Alzò la testa e guardò in alto. Sentì che il dolore era passato, seppur forse solo temporaneamente.&lt;br /&gt; La mente di Heléna corse di nuovo alla sera precedente. Si sentì stupida e provò un terribile senso di imbarazzo, tuttavia provò anche gratitudine verso Xander, suo capitano ma soprattutto suo amico, che l'aveva aiutata a superare quella difficile sera. Raccontargli ciò che era successo sarebbe stato il minimo per ringraziarlo. Indossò il mantello sopra i soliti abiti che metteva sotto l'armatura e uscì dalla tenda.&lt;br /&gt; «Capitano, il Signore di Pietra non è morto».&lt;br /&gt; All'udire quelle parole, Heléna si bloccò. Rimase fuori dalla tenda, a origliare, come se non avesse il permesso di entrare.&lt;br /&gt; «L'abbiamo visto vicino alle porte del suo palazzo, dove è crollato il muro, abbiamo udito le sue grida mentre si proclamava invincibile e nuovo sovrano di queste terre». La voce del soldato si fece preoccupata.&lt;br /&gt; Xander parve più stupito che preoccupato. «Nonostante i suoi soldati siano tutti morti o dispersi?»&lt;br /&gt; «Si». La risposta del soldato fu secca. «Ma è solo... possiamo catturarlo».&lt;br /&gt; «Avete perlustrato la zona? Se possiamo essere certi che sia solo e che sia un atto di follia, allora manderemo una squadriglia, ma non spedirò nessuno senza cognizione di causa contro colui che ha disseminato morte e distruzione su una moltitudine di terre». Xander parlò con il suo tipico tono rassicurante. Lo stupore iniziale aveva lasciato immediatamente spazio al comandante capace di guidare con fermezza i suoi uomini in battaglia.&lt;br /&gt; «Lo abbiamo visto da solo... era armato solo di un martello». Heléna sentì un brivido congelarla.&lt;br /&gt; «Non possiamo rischiare». Xander fu deciso.&lt;br /&gt; «Manderò subito una squadra di esploratori». Il soldato non obbiettò oltre e si avvicinò all'uscita della tenda. Heléna si nascose, come cercasse ancora tempo per riflettere su ciò che aveva ascoltato.&lt;br /&gt; «Molto bene. Attenderò queste notizie, intanto allerta solo gli uomini pronti a combattere... ma fallo con discrezione». Xander diede gli ordini con calma, cercando di non infondere inutili allarmismi tra i suoi soldati.&lt;br /&gt; «Sarà fatto capitano».&lt;br /&gt; Heléna fece qualche passo veloce per allontanarsi dalla tenda e non essere vista dal soldato. Tornò rapidamente nella sua tenda. Lasciò cadere il mantello e si poggiò sul tavolo. Il respiro divenne affannoso. Sentì come una lama lacerarle il petto. Il Signore di Pietra era ancora vivo e brandiva Antozh, il suo martello.&lt;br /&gt; La mano si mosse lenta, tremando, sulla superficie del tavolo. Le unghia graffiarono il legno. Le dita sfiorarono l'elsa della spada. Il pugno si chiuse sul freddo metallo. L'altra mano scivolò sulla lama e il dito indice ne saggiò il filo. Un lieve gemito di dolore la fece sussultare e un piccolo rivolo di sangue le macchiò la pelle in superficie. Era un piccolo taglio che però le ricordava quello con cui Albert, molti anni prima, aveva bagnato di sangue la stessa spada.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;«Cosa hai fatto alla mano?»&lt;br /&gt; «Nulla». Albert passò vicino a Heléna nascondendo la mano sinistra ma lasciando dietro di sé una scia di sangue.&lt;br /&gt; «Albert...» La ragazza corse dietro di lui e lo raggiunse. «Cosa hai fatto alla mano? Sanguini». Heléna vide un profondo taglio sul palmo e sulle dita ma notò anche qualcos'altro che la fece sorridere.&lt;br /&gt; «Quella è la spada di Larke».&lt;br /&gt; «Si... è lei». Sul volto di Albert apparve un sorriso, spezzato solo da una lieve smorfia di dolore.&lt;br /&gt; Proseguirono verso l'infermeria. Heléna camminò accanto ad Albert. L'espressione era mista tra agitazione ed eccitazione. La copiosa perdita di sangue dell'uomo la preoccupava ma al tempo stesso la spada di uno dei più valorosi guerrieri, stretta dalle mani di Albert la esaltava perché ciò poteva significare solo due cose: o Albert aveva sconfitto Larke in un duello oppure tale duello sarebbe arrivato presto a causa del furto.&lt;br /&gt; Heléna entrò di soppiatto nella tenda, curandosi che nessuno li vedesse, quindi fece spazio ad Albert. Prese delle bende e dopo aver lavato la ferita con l'acqua corrente di una piccola sorgente, fasciò la mano dell'uomo.&lt;br /&gt; «Perché hai la spada di uno dei guerrieri più abili di tutte le unità?»&lt;br /&gt; Albert si morse il labbro inferiore. Heléna accennò un sorriso e assunse uno sguardo curioso.&lt;br /&gt; «Se te lo dico prometti di non rivelarlo a nessuno?»&lt;br /&gt; «Sai che so mantenere i segreti».&lt;br /&gt; Heléna sentì una strana sensazione avvolgerla, come se un fuoco la stesse coinvolgendo inspiegabilmente nella sua calda danza. Percepiva lo stato emozionale di Albert e sentiva che aveva fatto qualcosa di bizzarro. La curiosità, il sollievo successivo alla preoccupazione per la ferita e il respiro concitato di Albert erano avvolti dal mistero di quell'avvenimento. Heléna si sentì impaziente di conoscere tutti i dettagli dell'accaduto, voleva sapere se egli avesse compiuto qualcosa di illecito, se avesse osato fare qualcosa che il resto del loro mondo non avrebbe condiviso. Sarebbe stato quel qualcosa che fino a quel momento le era mancato.&lt;br /&gt; «Dunque chiedo la tua parola». Albert le poggiò la mano sana su una spalla e le sorrise guardandola negli occhi. Heléna si limitò ad annuire.&lt;br /&gt; «Ormai sono settimane che Larke mi addestra», Heléna lo guardò stupita, «mi sta insegnando tutti i suoi trucchi e mi sta facendo crescere con la sua esperienza». Albert non smise di sorridere neppure mentre parlava.&lt;br /&gt; «Mi aveva promesso che il giorno in cui io fossi riuscito a colpirlo al volto in duello, mi avrebbe dato la sua spada, quella che ha visto il sangue di molte altre battaglie». Heléna assunse un'espressione ancora più preoccupata e al tempo stesso più eccitata.&lt;br /&gt; «Un duello?»&lt;br /&gt; «Si, un duello».&lt;br /&gt; «Ma le regole dell'unità...» Heléna non finì la frase.&lt;br /&gt; «L'ho fatta in barba alle regole... per una volta. L'ho fatto per qualcosa che amo... l'ho fatto perché era importante». Heléna non interpretò le parole di Albert allo stesso modo in cui egli intendeva.&lt;br /&gt; «Questa notte ci siamo battuti. Ho combattuto meglio delle altre volte ma Larke mi ha disarmato lo stesso. Quando stava per finirmi...» Albert fece una pausa e simulò alcuni movimenti, «ho sfruttato la sua ingenua ed eccessiva sicurezza, ho schivato e deviato la sua spada con la mano».&lt;br /&gt; «Sei pazzo... avresti potuto perdere le dita... o peggio». Heléna interruppe il racconto di Albert. Poi lo lasciò continuare.&lt;br /&gt; «Sapevo ciò che stavo facendo». Albert non esitò a controbattere, facendosi serio per un attimo. «Ho fermato la corsa della sua lama con la mia mano e non ho esitato a sfidare il suo elmo. Ho serrato il pugno e ho colpito forte. Non se lo aspettava». Albert concluse il suo racconto con aria soddisfatta.&lt;br /&gt; «E così... Larke rimarrà senza la sua fidata spada, quella che lui dice avergli salvato la vita in più di un'occasione?»&lt;br /&gt; «In realtà questa è solo una delle tante che ha usato e, a quanto mi ha detto dopo il duello, non è nemmeno la sua preferita... ma per me è stato ugualmente importantissimo... lo ammiro davvero, ho tanto da imparare da lui... è onesto e mi dice sempre le cose come stanno... e soprattutto mantiene sempre la sua parola. Questa spada per me vale una vita intera».&lt;br /&gt; Le parole di Albert risuonarono come quelle di chi ha trovato la via da seguire. Ciò sembrò strano a Heléna, anche se l'esaltazione del momento riprese presto il sopravvento: Albert aveva osato trasgredire, abbassare la cortina che lo difendeva dall'essere qualcosa di diverso dal perfetto guerriero, sempre impeccabile e ammirevole in ogni gesto. Per una volta aveva lasciato i suoi ostentati buoni propositi e aveva mostrato qualcosa di veramente profondo del suo animo. Heléna glielo lesse negli occhi. Sentì un brivido lungo la schiena e al tempo stesso un fuoco dentro.&lt;br /&gt; C'era confidenza tra i due. C'era intesa e intimità tra loro. Heléna si avvicinò ad Albert, poggiò le mani sulle sue ginocchia e si protese in avanti, sfiorandolo fronte contro fronte.&lt;br /&gt; «Le regole dell'unità...»&lt;br /&gt; «So cosa dicono le regole». Albert provò di nuovo a fermare Heléna ma stavolta fu la ragazza a controbattere.&lt;br /&gt; «Le regole dell'unità dicono che due soldati non devono avere preferenza di armi o compagni, niente sentimenti, niente emozioni...» Heléna lasciò la frase in sospeso. Albert deglutì in silenzio. Anche l'uomo sentì un fuoco bruciargli dentro all'udire la voce provocante della donna.&lt;br /&gt; «Stanotte non è forse la notte in cui le regole non esistono?»&lt;br /&gt; Heléna poggiò le sue labbra umide su quelle di Albert. Gli occhi si chiusero, le braccia avvolsero i corpi, e con esse anche le loro lingue danzarono in un abbraccio appassionato. Fu una lunga notte, che mai sarebbe tornata.&lt;br /&gt; E da fuori la tenda, Larke sogghignava e sentiva che le sue strategie, pian piano assumevano la forma che egli desiderava.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;«Capitano, gli esploratori sono tornati». Il soldato entrò nella tenda di Xander con passo veloce e senza preavviso.&lt;br /&gt; «Che notizie portano?»&lt;br /&gt; «Altri soldati... portano il blasone del Signore di Pietra. Arriveranno da sud e da ovest». Il guerriero riprese fiato mentre Xander assumeva un'espressione riflessiva.&lt;br /&gt; «Quanti sono?»&lt;br /&gt; Il comandante dell'unità rimase calmo. Le sue domande erano secche e concise. Xander si alzò in piedi e si avvicinò al tavolo dove la cartina del campo di battaglia era ancora poggiata dall'ultima battaglia.&lt;br /&gt; «Circa duecento». La voce del soldato riprese lo stupore che egli aveva provato nel vedere quel contingente di guerrieri. Percependo la preoccupazione del suo capitano, il soldato lo anticipò.&lt;br /&gt; «Arriveranno tra poche ore, sembrano dirigersi verso le porte del forte per rinforzare le difese e prepararsi al contrattacco».&lt;br /&gt; Xander poggiò le mani sul tavolo e chinò il capo. Cominciò a pensare alla strategia da adottare. Avrebbe dovuto richiamare i soldati che erano stati congedati il giorno stesso della vittoria, avrebbe dovuto mandare messaggeri. Solo per un attimo, perse la calma che lo contraddistingueva. Provò smarrimento e paura nell'ipotizzare un'azione rapida diretta al Signore di Pietra prima che le sue truppe arrivassero. E se fosse un suo sporco trucco?&lt;br /&gt; «Capitano?» Il soldato si avvicinò a Xander per ricordargli quanto fosse importante prendere una decisione subito.&lt;br /&gt; «Manda due messaggeri alle unità che sono partite ieri pomeriggio. Che partano scarichi di ogni cosa superflua affinché li raggiungano entro sera, prepara i fuochi di segnalazione per delineare la nostra posizione di difesa, allerta tutti i soldati e fa' in modo che chi soffre dei postumi della festa venga curato al meglio dai medici e dagli infermieri». Xander incalzò il soldato con ordini veloci, sempre più decisi.&lt;br /&gt; «E il Signore di Pietra? Gli esploratori hanno riferito di averlo visto ancora nello stesso posto, solo, come se attendesse qualcosa». Il guerriero fece la sua domanda ma dovette attendere la risposta per qualche istante.&lt;br /&gt; «Potrebbe essere un inganno. Abbiamo troppi pochi uomini per rischiare, piuttosto dobbiamo prepararci al meglio come se avessimo perso la battaglia di ieri. Siamo di meno e spossati. I nemici che giungono sono freschi e pronti a combattere. Non possiamo permetterci errori».&lt;br /&gt; «E le loro armature?»&lt;br /&gt; «Sono guerrieri normali e sono mortali! Heléna ve lo ha dimostrato. Combatteremo e li tratteremo come tali, che sia ben chiaro a tutti i soldati. Ora va e prepara tutto. Tra dieci giri di clessidra voglio radunati tutti i capi squadriglia nel cortile principale. Che ciascuno prepari i suoi uomini».&lt;br /&gt; Il comandante concluse con viso serio ma tranquillo. La sua voce infuse fiducia nel suo sottoposto ed egli confidò nel fatto che il soldato avrebbe saputo fare lo stesso con tutti gli altri uomini.&lt;br /&gt; Xander attese di rimanere solo, prima di sedersi e rendersi conto che gli tremavano le mani. La gioia di una vittoria così inaspettata e successiva a interminabili sconfitte lo aveva scombussolato. Inspirò profondamente. Con movimenti lenti, mantenendo lo sguardo fisso sull'ingresso della tenda, vestì la sua armatura, impugnò la spada e la sollevò davanti a sé. La fissò per qualche istante. Non era neppure lucida come appena prima di una battaglia. Scosse il capo e la infilò nel fodero. Pensò a Heléna. Sapeva che questa storia l'aveva toccata più profondamente di quanto chiunque potesse immaginare. Voleva darle tutto il supporto per prepararsi. Uscì dalla tenda, si fermò un momento e lanciò un'occhiata verso il cortile. I suoi soldati si stavano radunando. Camminò verso la tenda della donna, si fermò appena fuori e provò a chiamarla con tono calmo. Non ricevette risposta.&lt;br /&gt; «Heléna, posso entrare?»&lt;br /&gt; Silenzio.&lt;br /&gt; «Heléna, devo parlarti di una cosa importante», attese ancora qualche istante ma non sentendo la donna rispondere continuò ed entrò.&lt;br /&gt; «Si tratta del Signore di Pietra...» la frase rimase in sospeso. L'armatura di Heléna mancava. Soltanto l'elmo giaceva per terra vicino al tappeto. Il baule era chiuso con il lucchetto, cosa che Heléna soleva fare solo quando andava in battaglia o si allontanava dalla sua casa per più di un giorno.&lt;br /&gt; Xander cercò le armi di Heléna. Quelle secondarie erano tutte al loro posto, nell'armadio, mentre non cercò neppure il martello dato che il giorno prima l'aveva vista rientrare vittoriosa ma senza la sua arma, e non aveva osato chiederle che fine avesse fatto.&lt;br /&gt; «Dove sei andata Heléna? Disarmata...» Xander realizzò che Heléna era già corsa incontro al Signore di Pietra. Ebbe un lampo e ripensò alla sera precedente. Guardò il tavolo. La spada che la donna teneva tra le mani quando era tornata all'accampamento, non c'era più.&lt;br /&gt; «No. Armata».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;a href=&quot;http://immortalbard.splinder.com/tag/viaggio_della_donna_guerriero&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Continua...&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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