20/05/2009
L'Assassino Silente (IV)
L'assassino silente camminava cauto per i vicoli che lo avrebbero condotto in quel luogo che ormai doveva chiamare casa.
Nel silenzio della notte, il rumore di un barattolo che tintinnava sui ciottoli, spezzò il suo flusso di pensieri. Guardò le varie strade davanti a sé. Non imboccò la solita ma si diresse verso un luogo più remoto. Una vecchia costruzione abbandonata, fatta di mattoni rossi e travi di legno antico. Era stata una bellissima abitazione un tempo, quella di un valoroso guerriero.
Erano passati cinque anni da quando aveva visto l'ultima volta la sua vera casa. Ebbe nostalgia e si fermò davanti al luogo della tragedia che gli aveva cambiato la vita, e si perse nei ricordi.
***
Aprendo la porta di casa, sentì un odore diverso dal solito. Non era la fragranza delle pietanze cotte per la cena, bensì un fastidioso odore di bruciato.
Arendel si avvicinò alla grossa pentola posta sul fuoco. Il brodo era tutto evaporato e la carne stava bruciando attaccata alle pareti metalliche. La fiamma avrebbe dovuto essere spenta da diverse ore. Scostò con la spada i tizzoni e il legno ancora incandescente, quindi la fece scemare lentamente.
Uno strano silenzio regnava in casa. Il guerriero avanzò verso i gradini che portavano al piano superiore. Guardò la porta sul giardino. Era chiusa. Non v'erano segni di scasso. La mano si avvicinò all'elsa.
Gradino dopo gradino raggiunse il secondo piano. Una fioca luce di candela ondeggiava nel corridoio subito dopo le scale e sembrava provenire dalla stanza matrimoniale. D'improvviso la luce si spense. Nessun rumore e buio. Arendel cominciò a sentire il cuore battergli e rimbombare tra le mura della sua casa. Ridusse al minimo i suoni cercando di non far neppure frusciare i vestiti. Slegò il mantello e lo adagiò per sulla scala. Avanzò lento fino alla porta della stanza, quindi appoggiò le spalle al muro e si affacciò quel tanto che bastava per guardare con un occhio solo.
Poca luce filtrava dalla finestra aperta. Erano i raggi di luna che facevano scintillare qualcosa nel buio. La tenda seguiva i movimenti della brezza. Arendel entrò nella stanza, facendo attenzione a rimanere nascosto nelle ombre e a non far rumore.
La stanza non era molto grande. La vista dell'uomo si abituò velocemente al buio. Osservò ogni angolo e vide che nulla sembrava fuori posto. Ebbe un brivido nel vedere una figura umana distesa sul letto. Il petto era fermo, non sembrava respirare. Il riflesso della luna toccava qualcosa di metallico vicino al corpo. Arendel sentì un brivido lungo la schiena. La mano ferma del guerriero cominciò a tremare. Raccolse dal tavolo al centro della stanza un fiammifero e, rimanendo allerta, accese la candela. Inorridì.
Arendel sentì i suoi muscoli divenire pietra. Spalancò la bocca e fissò il letto. Una pozza di sangue imbrattava le lenzuola. Sua moglie era distesa in maniera scomposta. I polsi erano legati alla struttura del letto e gli occhi erano aperti in un'espressione di terrore. Il metallo che aveva scintillato dei raggi lunari era un pugnale conficcato sul suo petto. I capelli erano diventati rossi per il sangue e non erano più dello stesso colore dei suoi occhi, cioé quello da cui i suoi genitori le avevano dato il nome...
***
«Ambra». Arendel pronunciò il nome di sua moglie e, rivivendo queli attimi drammatici, sentì le sue gambe irrigidirsi e subito dopo rammollirsi.
Per un anno era rimasto confinato in quella casa, uscendo solo per gli allenamenti, suo unico sfogo, convinto di avere perso tutto. Ambra era morta e sua figlia Juleen era svanita. Inizialmente non si era parlato d'altro nella città di Corman e nei suoi villaggi vicini. Poi la notizia aveva perso di importanza tra le bocche dei bardi, superata dagli avvenimenti politici e dalle notizie delle guerre di assestamento tra vari domini. Infine l'evento era rimasto solo nella mente di Arendel e nessuno se ne era più occupato. Gente senza storia, senza passato. Senza presente e senza futuro, pensò Arendel fissando un ultimo istante la sua vecchia casa.
Voltò le spalle alla vecchia casa, quindi si incamminò verso la nuova. Un fiume di pensieri e di ricordi inondò la sua mente e non poté fare a meno di ripensare all'incontro che, al termine di quell'anno di isolamento, gli aveva cambiato la vita, giusto nel luogo dove si stava recando.
08:44 Scritto da: immortalbard in L'Assassino Silente | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: romanzo, racconto, fantasy, medieval, saifel, bardo, arendel, assassino, silente | OKNOtizie |
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