18/05/2009
L'Assassino Silente (III)
La voce di Dana echeggiava nelle sale vuote del tempio. La melodia non aveva bisogno di essere accompagnata da strumenti perché il canto da solo bastava a trasmettere leggiadria. La sacerdotessa stava completando gli esercizi quotidiani. Soleva fermarsi più degli altri al tempio. Era l'unica della sua congregazione a essere coinvolta anche in aspetti politici.
Occhi azzurrissimi e capelli color oro emergevano nella tenue luce prodotta da poche candele accese tra le colonne del tempio. Il canto si fermò. Passi lenti echeggiarono nella sala. Il rumore di tacchi metallici non poteva essere confuso.
«Qual buon vento porta qui Sor Bahuen, del dominio di Mytel?»
«Forse il canto della sacerdotessa di Kyrion. O forse la sua bellezza. Di sicuro qualcosa di lei che mi ha attirato in questo luogo» replicò l'uomo.
«Non ti aspettavo». Dana assunse un sorriso misto tra sorpresa e felicità.
«Hai degli impegni?»
«No». La donna si avvicinò a Bahuen, che nel frattempo aveva raggiunto l'altare rituale. «A dir la verità si. Attendo il bibliotecario. Gli ho commissionato una ricerca e mi porterà ciò che gli ho chiesto direttamente qui al tempio».
Sor Bahuen protese un braccio in avanti e avvolse il fianco della sacerdotessa. Fece attenzione a non stropicciare il delicato abito di seta bianca che essa indossava. Era la veste rituale delle dame pure, le più alte nei riti della Forte Fede. Lunga e leggera, aderente ai fianchi e larga sulle gambe, la veste copriva tutto il corpo, anche le braccia con lunghe maniche decorate di ricami.
«Sai che per il rito della sera non si porta nulla sotto la veste?»
L'uomo rimase immobile. Osservò ogni singolo movimento del viso di Dana, cercando di scrutarne i sentimenti e soprattutto le voglie.
«Il nano non ha le chiavi della porta». La donna indietreggiò lentamente, volgendosi verso l'altare e trascinando per un braccio Bahuen. Con agilità e al tempo stesso sensuale leggiadria, balzò sulla struttura di marmo e vi si sedette. Le sue braccia abbracciarono il collo del Sor e lo avvicinarono.
«Penso che perderà ancora un po' di tempo» disse Dana, parlando del bibliotecario.
«Dana, qui? Nel tempio? Questo è un atto blasfemo». Sor Bahuen parlò con poca convinzione, mentre si liberava della cintura.
«Credi ancora negli Dei... e nelle favole?»
«No».
Quella risposta decretò il silenzio nella sala. Condizione che durò per ben poco tempo.
La finestra si chiuse silenziosa. Dall'alto del corridoio sopraelevato dei passi silenziosi si confusero con i blasfemi gemiti di piacere di Dana. Come un'ombra nel buio, il predatore osservava la sua vittima. L'uomo si chinò e si concentrò. Doveva attendere. C'era una persona di troppo e non poteva permettersi di lasciare testimoni.
Arendel aveva già ucciso in battaglia, ma in quel preciso istante realizzò che stava per diventare un assassino.
Dana e Bahuen si lasciarono quando ormai la notte era inoltrata. Arendel attese che la porta fosse chiusa e le serrature bloccate dalla sacerdotessa per entrare in azione.
La donna ritornò al suo posto, depose la veste rituale nell'armadio e indossò abiti più comuni. Sedette su di una sedia di legno dietro un tavolo pieno di appunti e libri. Attendeva che il bibliotecario le portasse qualcosa. Arendel seppe di avere poco tempo per agire.
Le delicate dita di Dana sfogliavano varie pergamene. Le dita dell'altra mano reggevano una penna d'oca con la quale aggiungeva le sue note su qualcosa che sembrava uno spartito musicale.
Arendel chiuse gli occhi. Sentì un brivido lungo la schiena. Rimase immobile e incapace di reagire per diverso tempo. La sua mano stringeva il pugnale affilato e appuntito, sottile pezzo di metallo che presto si sarebbe macchiato del sangue di una donna innocente. Il tremore si fece più intenso. La lama toccò una ringhiera e risuonò nel tempio.
Dana alzò lo sguardo. Osservò attorno a sé ma non vide nulla. Non fece caso più di tanto al rumore. Poteva essere un animale o semplicemente il vento. Ricominciò a scrivere. Ma quel rumore non aveva destato solo la sua attenzione, bensì aveva richiamato in un attimo tutta la freddezza di Arendel.
La mano della donna cadde sul tavolo urtando il calamaio e facendo versare l'inchiostro sulla carta. Il nero si confuse lentamente con il rosso del sangue di Dana. I due colori non si mischiarono. L'inchiostro rimase una terribile cornice della firma dell'assassino. Il pugnale era penetrato preciso sulla nuca della donna.
Dana divenne una statua di pietra con il petto poggiato sul tavolo e la testa che pendeva in avanti. Il sangue gocciolava sempre più copioso. Era morta sul colpo. Almeno non ha sofferto, si disse Arendel cominciando a realizzare ciò che aveva appena compiuto.
Arendel discese dalla balconata interna del tempio e raggiunse il cadavere. Sentì il cuore salirgli in gola. Ebbe un conato di vomito. Aveva visto mille altri cadaveri ma quello era il primo che lo faceva sentire veramente un assassino. Sollevò lentamente la mano e raccolse il pugnale. Un piccolo spruzzo di sangue fuoriuscì insieme alla lama. Ripulì l'arma con un panno quindi la infoderò.
L'uomo piegò le gambe e appoggiò le spalle al tavolo. Si portò le mani al viso e sentì le lacrime sgorgargli dagli occhi. Gli bruciavano e gli pareva che stessero sanguinando. Trattenne a stento i gemiti, e non udì la porta secondaria del tempio aprirsi.
«C'è nessuno?»
Arendel si alzò sentendo il panico crescere dentro di sé. Vide la porta sul lato del tempio chiudersi e un nano entrare con passo discreto. I loro occhi si incrociarono. Il nano spostò lentamente il suo sguardo verso il cadavere della donna e realizzò subito l'accaduto, ma non si scompose.
Bazam, il bibliotecario osservò attentamente gli occhi di Arendel e percepì le sue sensazioni.
«Che cosa hai visto?»
Arendel fece la prima domanda che gli venne in mente. Avanzò rapido verso il nano ed estrasse l'arma.
«Tu non hai ucciso quella donna». Le parole del nano suonarono in modo strano all'orecchio di Arendel che non ne colse la sottigliezza.
L'uomo aveva il volto coperto dal cappuccio e il corpo dal mantello. Pensò rapidamente a cosa fare e agì d'istinto. Non voleva uccidere un altro innocente così balzò lateralmente e con l'impugnatura colpì forte alla nuca del nano tramortendolo.
L'assassino svanì nel buio della notte, terrorizzato da ciò che era accaduto ma soprattutto da se stesso.
La vista annebbiata dalle lacrime si schiarì. Guardò il nome di sua figlia inciso sull'anello e ripensò agli strani disegni incisi sul pugnale con cui era stata uccisa sua moglie. Non appena fosse giunta la mattina sarebbe dovuto andare in biblioteca a cercarne l'origine.
***
Arendel entrò nella biblioteca. Era impregnata di uno strano fascino, come se l'antichità di quei libri riempisse l'aria. L'uomo rimase assorto nell'atmosfera del luogo e non si accorse di null'altro attorno a lui.
«Io posso aiutarti». La voce di Bazam riportò Arendel alla realtà.
«Può darsi» esordì l'uomo. «Stavo cercando...» il nano lo interruppe subito.
«La mia non era una domanda. Io so di poterti aiutare».
«Cosa vuoi dire?»
«Dana Daneir, sacerdotessa del tempio di Kyrion ormai in rovina. Infedele al suo Dio e impegnata in intrighi politici affinché possa fregiarsi di titoli e ricchezze. Nessuno si accorgerà della sua scomparsa. Ormai sono troppo pochi i sacerdoti e ancor meno i fedeli. Un fatto del genere non farebbe altro che far traballare ancora la loro posizione». Arendel rimase attonito.
«Lord Bahuen, Sor della città di Corman e aspirante al dominio di Mytel, su cui pende l'accusa di blasfemia dovuta a una fantomatica relazione con la sacerdotessa, non né parlerà perché farlo porterebbe all'attenzione di tutti questo evento e la sua posizione politica ne risentirebbe fortemente». L'uomo continuò ad ascoltare.
«Un omicidio organizzato a regola d'arte, nella sua incomprensibile semplicità. E un uomo che piange per ciò che ha fatto non ha tutta questa arguzia dei particolari. L'ho letto nei tuoi occhi, assassino silente». Il nano concluse con espressione seria e pacata. «Io posso e voglio aiutarti».
Arendel non disse nulla. Accettò quello che il nano aveva visto. Si instaurò istantaneamente un empatia tra i due. Bazam dimostrò subito di essere il genere di persona che non tollera quel genere di soprusi.
L'assassino silente, così l'aveva chiamato, seppe che poteva fidarsi.
***
«...questo è il motivo per cui ho deciso di aiutarti». Bazam rispose con poche parole alla domanda di Arendel, tirando fuori quei pochi elementi che gli ricordavano la sua volontà di far vincere il bene e di porre fine a inutili spargimenti di sangue.
Arendel rimase sovrappensiero per qualche istante, immerso in immagini che gli ricordavano tutte le missioni che aveva compiuto.
La gente dimentica troppo velocemente chi scompare. Anche se muore una persona ogni mese, o addirittura ogni dieci giorni, dopo una breve lamentela tutto svanisce. Questo è assurdo. Arendel strinse i pugni. Sembra quasi che il mandante sappia perfettamente come non smuovere le acque e abbia solo bisogno di un braccio esecutivo.
«Devo scoprire di più su questo Occhio di Krark», ribadì Arendel.
«Se non vuoi seguire i miei suggerimenti, perché non provi a chiedere a...» le parole gli morirono in gola.
«No. Il mercante di informazioni era la mia ultima vittima. Non posso raggiungerlo ora». L'assassino silente si fermò sull'uscio. «Partiremo domani. Grazie Bazam».
Arendel uscì dalla biblioteca facendo attenzione a non farsi notare. Aveva raccolto poche informazioni. Sarebbe tornato da Bazam per prepararsi alla partenza ma prima doveva essere sicuro di non avere altri lavori da fare.
09:59 Scritto da: immortalbard in L'Assassino Silente | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: romanzo, racconto, fantasy, medieval, assassino, silente, saifel, bardo, arendel | OKNOtizie |
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