17/05/2009
L'Assassino Silente (II)
Le tozze dita della mano di Bazam continuavano a sfogliare le pagine di un tomo vecchio e impolverato. La tonda faccia coperta dal grigio di lunghi capelli e folta barba, faceva sembrare piccolo l'antico libro. In realtà Bazam aveva una fisionomia molto particolare. Era basso la metà di un uomo comune ma pesava quasi il doppio. Aveva mani e piedi sproporzionati e un testone tanto grosso quanto buffo. Anche se gli stessi libri della sua biblioteca lo dipingevano con il nome di nano, Bazam preferiva farsi definirsi solo uno diversamente uomo.
Il bibliotecario era affascinato dalla storia e dalla cultura delle persone con cui viveva e nei suoi studi aveva imparato a conoscere anche la razza dei nani in cui non riusciva proprio a identificarsi.
«Interessante...»
Il nano passava le sue giornate lavorando nella sua biblioteca e il resto del tempo lo trascorreva studiando e facendo ricerche. Nella sua vita aveva alternato lunghi periodi di viaggio ad altri di completa clausura. Era innamorato della conoscenza.
«No, un nano non capirebbe. Piuttosto spaccherebbe il leggio con un'ascia...»
Bazam era solito paragonare quello che avrebbe fatto un nano con quello che avrebbe fatto un uomo, mentre leggeva dagli archivi della storia locale. Nonostante continuasse a dire di non saper pensare come un nano, sapeva sempre dare la risposta su cosa avrebbe fatto uno della sua razza.
«A cosa potrà mai servire un anello magico che ti rende sordo e muto per qualche secondo appena lo tocchi? Non vedo neppure il perché debba essere catalogato», disse armeggiando con un bizzarro anello rosso tra le mani.
Khaled Bazam, chiamato solo Bazam da amici e clienti, non che fossero molti, era un tipo notoriamente bizzarro, un po' goffo per la sua mole, sicuramente un po' ingenuo e ogni tanto avventato, e, secondo i racconti di molti, dalla memoria corta per le cose che il suo cervello riteneva poco importanti.
Di sicuro Bazam era un tipo estremamente curioso e questo suo modo di essere lo aveva spesso condotto in situazioni dove la mancanza totale di paura gli aveva fatto rischiare la vita. In tanti lo credevano pazzo, pochi si fidavano ciecamente di lui, convinti che fosse illuminato dagli stessi Dei.
«Noooo... questo non è vero. Sono sicuro di aver letto il contrario da qualche altra parte». E sebbene continuasse a negarlo, soleva parlare da solo.
Bazam sollevò di scatto la testa e si guardò indietro. Gli era parso di aver sentito un rumore. Guardò in fondo al corridoio centrale della biblioteca. Le candele erano quasi tutte spente. Non vide nulla. Dalle finestre passava solo poca luce riflessa dalla luna.
La biblioteca non era molto grande, ma al suo interno Bazam possedeva migliaia di tomi sui più disparati argomenti, dalla storia alla magia, dalla geografia alle commedie e così via.
Il nano crucciò la fronte, scosse un po' il capo, quindi si chinò di nuovo sul libro che stava leggendo. Voltò pagina e fece ondeggiare un po' le gambe sospese a mezzaria. Vivendo in una città di uomini non era facile trovare sedie per la sua misura, e dopo aver rotto con il suo peso quella che si era fatto costruire apposta, non aveva più voluto perderci tempo.
Due candele si spensero. Bazam alzò ancora il capo e guardò indietro. Sollevò un sopracciglio in un espressione perplessa. Estrasse una piccola bottiglia da una tasca cucita sul cinturone. Stappo coi denti il tappo di sughero e lo lasciò cadere sul suo grosso palmo. Bevve un corposo sorso di un amaro di erbe, quindi richiuse la bottiglia. Discese dalla sedia.
«Sta cambiando il tempo... soffia il vento».
Bazam giunse sotto la finestra. Era a misura d'uomo. La biblioteca l'aveva ricevuta in eredità dal vecchio proprietario, un anziano uomo che non l'aveva chiusa solo perché quel giovincello che era un tempo il nano, ogni giorno stava lì a studiare. Mi fai rivivere i vecchi tempi, gli aveva detto il vecchio bibliotecario poco prima di morire e di lasciargli tutti i suoi beni. Il rapporto che Bazam aveva avuto con Norman, il precedente proprietario, era stato molto particolare perché l'uomo aveva rivissuto grazie al nano i migliori viaggi della sua vita. I due erano diventati veri amici in poco tempo. Bazam non soffrì per la morte di Norman, ma non perché non gli dispiacesse, ma semplicemente perché i libri gli avevano insegnato tante cose belle sulla morte e sapeva che l'uomo aveva vissuto tante esperienze da non dover patire prima di approdare su lidi migliori. Sebbene ne sentisse la mancanza, Bazam era riuscito ad andare avanti con allegria, solarità e la promessa che avrebbe mantenuta viva l'attività della biblioteca. Almeno finché gli fosse stato possibile.
Il nano provò ad allungare un braccio verso la finestra. Ci provava sempre, come se si aspettasse di essere diventato di colpo più alto. Mosse la testa con disappunto. Si guardò attorno. Prese una sedia e la pose sotto la finestra aperta. Inspirò e trattenne il respiro, in modo da lasciare più spazio alle sue corte gambe per sollevarsi. Si arrampicò con difficoltà sulla sedia. Aveva il fiatone come se avesse scalato un monte. Protese il braccio in alto e con la punta dell'indice riuscì a spingere la finestra e quindi a chiuderla. Un'altra candela si spense.
Il rumore di passi echeggiò tra gli scaffali. Bazam si voltò e si guardò attorno. Discese lentamente dalla sedia. L'enorme pancia sfidò la resistenza della cintura... e vinse.
«Dovresti usare un bastone per chiudere le finestre».
«Hiic!»
Bazam cadde per terra, inciampando sui suoi stessi calzoni. Il suono che emise fu stridente. Il nano tirò al petto le braccia tremanti con i pugni sollevati e chiusi.
«Bazam». Dall'ombra apparve un mantello scuro. Anche se ci fosse stata più luce il volto non sarebbe stato visibile. Ma il bibliotecario sapeva benissimo di avere dinnanzi a sé l'assassino silente.
«Bazam Khaled... per gli Dei, copriti». Arendel fece un passo verso la sua destra, estrasse un fiammifero e accese una candela. «Dovresti tenerne di più accese. La porta d'ingresso ne spegne molte quando qualcuno entra».
«Non che io aspettassi visite». Bazam rispose alzandosi goffamente e sollevando i pantaloni.
«Ti ho spaventato?»
«Tu? Nooooo. Affatto». Il bibliotecario scosse le mani e il capo. I pantaloni caddero ancora. «Mi stavi solo facendo venire un attacco di cuore!» Bazam urlò mentre con una mano si reggeva i calzoni e con l'altra puntava un dito verso l'uomo.
«Ben tornato ragazzo». Concluse sorridendo.
«Perdonami Bazam, ma sai che non voglio farmi vedere qui con te. Non voglio metterti in pericolo. E sono sicuro che se qualcuno sapesse che sono qui, lo saresti. Non mi stupirei nemmeno di vederti apparire nella mia lista». Arendel abbassò il cappuccio.
«Come è andato il tuo ultimo lavoro?» Bazam camminò fino al tavolo dove stava leggendo, aprì un cassetto ed estrasse un nuovo cinturone.
«Come speravo. L'ho mandato...» la frase rimase in sospeso. Bazam si intromise.
«Non voglio saperlo. Mi basta sapere che il mio vecchio cavallo abbia salvato una vita».
«Si. E sicuramente il suo fantino sarà più facile da trasportare», sorrise Arendel.
Il nano finì di sistemarsi il cinturone, quindi prese una teiera e versò del the verde in una tazza. Aprì un altro cassetto e prese un'altra tazza. Vi soffiò dentro, quindi usò la strofinò con una manica e vi versò dentro la bevanda.
«Bene», iniziò a sorseggiare. Arendel prese la tazza e la avvicinò al naso. Il the profumava di un aroma delizioso. Ormai l'uomo era abituato a quelle scene che ad altri sarebbero sembrate disgustose. Sorseggiò. «Ho trovato qualcosa», continuò il nano.
Arendel osservò il tavolo. C'erano diversi libri aperti e altri chiusi. Uno di questi aveva un particolare segnalibro: la daga d'argento con cui era stata assassinata sua moglie.
«Oh... scusami», Bazam chiuse rapidamente alcuni libri. «C'è un po' di confusione. Stavo leggendo libri su oggetti magici e artefatti caduti dal cielo... niente di importante». Il nano tolse di mezzo due tomi e riaprì quello in cui c'era il pugnale.
«Ho trovato il simbolo che cercavamo in un altro libro».
«Di che cosa parla?»
«Parla dei forgiatori di Krark», rispose seccamente il nano, prima di buttar giù un altro sorso di the. Sfogliò rapidamente un paio di pagine, quindi si fermò su di una in particolare.
«L'Occhio di Krark. Mi avevi già mostrato quel disegno». Arendel osservò un'immagine dipinta sulla pagina del tomo. Bazam gli aveva già mostrato quel disegno la prima volta che si erano incontrati. L'Occhio di Krark era l'unico indizio che aveva Arendel per sapere da dove provenisse l'assassino di sua moglie e, informazione ancora più importante, il suo mandante.
«Si ma questa volta c'è di più».
«Hai scoperto dove si trova la torre che mi avevi mostrato?»
«No», Bazam chinò il capo come fosse una sconfitta, ma lo risollevò subito assumendo un'espressione contenta. «Però ho trovato buone notizie storiche su chi sia Krark e chi siano i suoi seguaci. La torre resta ancora avvolta nel mistero della leggenda. I più famosi storici affermano che non esista e che sia solo frutto della fantasia».
«Non importa, dimmi cosa hai trovato», Arendel sorrise al bibliotecario e sorseggiò il the.
«Qui dice...», l'indice di Bazam corse lungo le righe della pagina successiva. «Krark era un condottiero. Le sue armi traevano potere magico dalla gemma che egli aveva infilato al posto del suo occhio», il nano assunse un'espressione schifata. «Sacrificò il suo occhio agli Dei in cambio della capacità di forgiare armi molto particolari».
«C'è altro?»
«Si. I forgiatori erano i seguaci di Krark, coloro che gli obbedivano ciecamente in cambio di parte del potere che egli conquistava con le sue armi». Bazam chiuse il tomo.
«Non capisco come ciò possa aiutarmi», Arendel si portò il volto tra le mani e si grattò gli occhi come se volesse scrollarsi di dosso la stanchezza.
«Nella pagina seguente uno storico fa riferimento al tomo dei quattro rintocchi, un arcano libro che si dice contenga gli incantesimi di guerra più antichi e dimenticati e all'interno del quale forse potremo trovare il segreto di Krark».
Arendel rimase in un silenzio riflessivo.
«Questo potrebbe farci capire che legame c'è tra colui che cerchi e l'Occhio di Krark».
«Potrebbe essere solo una coincidenza, dannazione!»
L'assassino silente diede un pugno sul tavolo e si alzò in piedi in uno scatto di disperazione. Bazam sentì il respiro dell'uomo farsi più pesante.
«Io sono sicuro che invece sei sulla pista giusta. Questo pugnale è solo il punto di partenza ma ti indica la via da seguire. Me lo dice il mio istinto». Bazan poggiò una mano sul fianco dell'uomo. Avrebbe voluto metterla sulla spalla ma non aveva modo di arrivarci.
«Se almeno mi dicessi come hai trovato questo pugnale o perché cerchi di raggiungere il suo possessore, forse potrei aiutarti di più».
Arendel rimase ancora in silenzio. Poi si voltò e si chinò sulle ginocchia.
«Non l'ho trovato per caso. Era piantato come firma dell'assassino di mia moglie». Tutto fu d'improvviso più chiaro per Bazam. Il nano si morse le labbra per un istante e abbassò lo sguardo. Poi sorrise e poggiò le sue mani grassocce sulle ginocchia dell'uomo.
«Potremmo andare insieme, in incognito alla gilda dei maghi di Sarradun, la capitale, a dare una sbirciatina ai libri proibiti... quelli tra i quali si annovera il tomo dei quattro rintocchi». Bazam scosse un po' Arendel. «Magari così mi racconterai tutta la tua storia», parlò ancora con il sorriso sulle labbra. «Finalmente», aggiunse.
«Meno sai della mia storia e meno sarai in pericolo, mio piccolo amico». Arendel si alzò in piedi, si sedette nuovamente con calma e riprese a sorseggiare il the. Bazam si arrampicò nuovamente sulla sua sedia e ricominciò a sfogliare i suoi libri.
«Troveremo qualcosa, sta tranquillo».
Arendel sollevò lo sguardo e fissò il nano. Un sorriso naturale gli nacque sul volto.
«Non sai nulla di me e di ciò che sto cercando, di quale sia il mio lavoro. Sei una brava persona», fece una pausa. «Eppure aiuti un assassino come se fosse il tuo migliore amico». Bazam sorrise di rimando con gli occhi. «Perché?»
Bazam discese dalla sedia e cominciò a passeggiare lungo i corridoi della biblioteca. Arendel lo seguì a breve distanza, in religioso silenzio.
«Perché quando ci siamo incontrati per la prima volta io non ti ho visto soltanto uccidere...»
11:45 Scritto da: immortalbard in L'Assassino Silente | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: romanzo, racconto, fantasy, medieval, saifel, bardo, arendel, assassino, silente | OKNOtizie |
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