29/04/2009

Il Viaggio della Donna Guerriero (V)

Ali sbiadite volteggiavano in un cielo azzurrissimo. Le nubi parevano fatte di piume eppure l'aria era triste e si respirava dolore e sofferenza. Heléna si sentì cadere. Aprì gli occhi d'improvviso. Giaceva su qualcosa di soffice come bambagia e a stento riusciva a muovere la testa. Il corpo le pareva immobile e per quanto si sforzasse di alzare le braccia non si mosse di un centimetro. Sentì degli occhi poggiare lo sguardo su di lei. Si sentiva osservata. La sensazione crebbe a dismisura. Heléna provò a urlare ma solo un lieve gemito uscì dalla sua bocca.
Una creatura apparve dal nulla. Sembrava una donna ma sue erano le ali che aveva visto pochi istanti prima. Tutto il mondo attorno era irreale eppure le sembrava di aver già visto qualcosa di simile, come fosse un misto tra il suo mondo onirico e la realtà di molti anni prima. Come fosse l'ombra di anni che la sua mente aveva dimenticato perché vissuti quando era ancora troppo giovane per poterli comprendere.
«Il martello è Antozh, e tu ne sei la custode».
Heléna udì la voce rimbombarle nella testa. Era soave e dolce ma al tempo stesso le riempiva di dolore il cranio. La creatura parlò ancora, ripetendo le stesse parole, e poi ancora e ancora. Heléna non riuscì a muovere le braccia, era inerme di fronte a quella donna alata, bellissima ma che le infondeva uno strano timore reverenziale. Non riuscì a parlare, non poteva gridare. Chiuse gli occhi e urlò nella mente. Tutto il mondo attorno prese a girare ma adesso v'era solo uno strano ronzio che le occludeva le orecchie. Il fastidioso rumore svanì lentamente lasciando posto a una delicata melodia che si interruppe nell'esatto istante in cui Heléna aprì gli occhi. Era nella sua tenda.
«Era solo un sogno». Heléna scoppiò quasi in una risata isterica prima di cascare giù dalla branda, impaurita da una presenza vicino a lei.
«Buongiorno Heléna, stai meglio? Sei stata inquieta per tutta la notte». La voce di Xander la tranquillizzò. «Devo scoprire chi è riuscito a calmarti con le sue melodie fuori dalla tenda. Qualcuno dei soldati ha suonato per te tutta la notte». Il comandante sorrise alla ragazza.
«Sei... rimasto qui tutta la notte?»
«Si». Xander rispose con un leggero sorriso e lo sguardo di chi non ha chiuso occhio per tutta la giornata. «Come va adesso? Sono finiti gli effetti del vino?»
«Mi gira un po' la testa... ti prego... non voglio che mi vedi in questo stato» improvvisamente lampi della sera appena trascorsa tornarono alla mente di Heléna e il rossore dell'imbarazzo le coprì il volto.
«Ieri sera io... tu... Xander...»
«Ieri sera non è accaduto nulla di importante. Eri ubriaca e ti sei sentita male. Ti ho accompagnata qui e ho vegliato su di te». Il sorriso di Xander fu disarmante.
«Si... capitano». Heléna sentì tornare il legame formale che c'era tra lei e Xander, il comandante della sua unità di soldati.
«Adesso datti una rinfrescata e rimettiti in sesto». L'uomo si alzò in piedi e lanciò un panno umido e fresco verso la ragazza. Heléna lo afferrò al volo, dimostrando prontezza di riflessi anche in uno stato non ottimale.
Xander uscì dalla tenda e si diresse verso il cortile. Guardò attorno a sé e vide che nessuno dei musici si trovava nei paraggi. Eppure la musica è finita pochi minuti fa, pensò. Cercò con attenzione, incuriosito da chi dei suoi uomini avesse potuto fare qualcosa del genere, ma non trovò nessuno.
A poca distanza di cammino, piedi feriti e sanguinanti si trascinavano sul terreno, ricoperti di piaghe. Le corde dello strumento vibravano ancora ma all'uomo incappucciato, ormai giunto lontano dall'accampamento, mancavano le forze per creare ancora altre melodie. E ancora una piaga si aprì sulla sua pelle.



***

 

Xander aveva lasciato una tinozza d'acqua fresca poggiata sul tavolo. Heléna si sciacquò il viso. Passò le mani sul volto. Teneva gli occhi chiusi mentre l'acqua le rinfrescava le guance e la fronte. Si asciugò con il panno che le aveva lanciato il suo comandante. Aprì gli occhi e inspirò profondamente. Vide la spada di Albert poggiata con cura sul tavolo. Ricordò la sfuriata della sera precedente. Si avvicinò lentamente al bordo del tavolo con lo sguardo fisso sulla spada. Protese la mano destra e sfiorò l'elsa. Alzò la testa e guardò in alto. Sentì che il dolore era passato, seppur forse solo temporaneamente.
La mente di Heléna corse di nuovo alla sera precedente. Si sentì stupida e provò un terribile senso di imbarazzo, tuttavia provò anche gratitudine verso Xander, suo capitano ma soprattutto suo amico, che l'aveva aiutata a superare quella difficile sera. Raccontargli ciò che era successo sarebbe stato il minimo per ringraziarlo. Indossò il mantello sopra i soliti abiti che metteva sotto l'armatura e uscì dalla tenda.
«Capitano, il Signore di Pietra non è morto».
All'udire quelle parole, Heléna si bloccò. Rimase fuori dalla tenda, a origliare, come se non avesse il permesso di entrare.
«L'abbiamo visto vicino alle porte del suo palazzo, dove è crollato il muro, abbiamo udito le sue grida mentre si proclamava invincibile e nuovo sovrano di queste terre». La voce del soldato si fece preoccupata.
Xander parve più stupito che preoccupato. «Nonostante i suoi soldati siano tutti morti o dispersi?»
«Si». La risposta del soldato fu secca. «Ma è solo... possiamo catturarlo».
«Avete perlustrato la zona? Se possiamo essere certi che sia solo e che sia un atto di follia, allora manderemo una squadriglia, ma non spedirò nessuno senza cognizione di causa contro colui che ha disseminato morte e distruzione su una moltitudine di terre». Xander parlò con il suo tipico tono rassicurante. Lo stupore iniziale aveva lasciato immediatamente spazio al comandante capace di guidare con fermezza i suoi uomini in battaglia.
«Lo abbiamo visto da solo... era armato solo di un martello». Heléna sentì un brivido congelarla.
«Non possiamo rischiare». Xander fu deciso.
«Manderò subito una squadra di esploratori». Il soldato non obbiettò oltre e si avvicinò all'uscita della tenda. Heléna si nascose, come cercasse ancora tempo per riflettere su ciò che aveva ascoltato.
«Molto bene. Attenderò queste notizie, intanto allerta solo gli uomini pronti a combattere... ma fallo con discrezione». Xander diede gli ordini con calma, cercando di non infondere inutili allarmismi tra i suoi soldati.
«Sarà fatto capitano».
Heléna fece qualche passo veloce per allontanarsi dalla tenda e non essere vista dal soldato. Tornò rapidamente nella sua tenda. Lasciò cadere il mantello e si poggiò sul tavolo. Il respiro divenne affannoso. Sentì come una lama lacerarle il petto. Il Signore di Pietra era ancora vivo e brandiva Antozh, il suo martello.
La mano si mosse lenta, tremando, sulla superficie del tavolo. Le unghia graffiarono il legno. Le dita sfiorarono l'elsa della spada. Il pugno si chiuse sul freddo metallo. L'altra mano scivolò sulla lama e il dito indice ne saggiò il filo. Un lieve gemito di dolore la fece sussultare e un piccolo rivolo di sangue le macchiò la pelle in superficie. Era un piccolo taglio che però le ricordava quello con cui Albert, molti anni prima, aveva bagnato di sangue la stessa spada.

 

***

 

«Cosa hai fatto alla mano?»
«Nulla». Albert passò vicino a Heléna nascondendo la mano sinistra ma lasciando dietro di sé una scia di sangue.
«Albert...» La ragazza corse dietro di lui e lo raggiunse. «Cosa hai fatto alla mano? Sanguini». Heléna vide un profondo taglio sul palmo e sulle dita ma notò anche qualcos'altro che la fece sorridere.
«Quella è la spada di Larke».
«Si... è lei». Sul volto di Albert apparve un sorriso, spezzato solo da una lieve smorfia di dolore.
Proseguirono verso l'infermeria. Heléna camminò accanto ad Albert. L'espressione era mista tra agitazione ed eccitazione. La copiosa perdita di sangue dell'uomo la preoccupava ma al tempo stesso la spada di uno dei più valorosi guerrieri, stretta dalle mani di Albert la esaltava perché ciò poteva significare solo due cose: o Albert aveva sconfitto Larke in un duello oppure tale duello sarebbe arrivato presto a causa del furto.
Heléna entrò di soppiatto nella tenda, curandosi che nessuno li vedesse, quindi fece spazio ad Albert. Prese delle bende e dopo aver lavato la ferita con l'acqua corrente di una piccola sorgente, fasciò la mano dell'uomo.
«Perché hai la spada di uno dei guerrieri più abili di tutte le unità?»
Albert si morse il labbro inferiore. Heléna accennò un sorriso e assunse uno sguardo curioso.
«Se te lo dico prometti di non rivelarlo a nessuno?»
«Sai che so mantenere i segreti».
Heléna sentì una strana sensazione avvolgerla, come se un fuoco la stesse coinvolgendo inspiegabilmente nella sua calda danza. Percepiva lo stato emozionale di Albert e sentiva che aveva fatto qualcosa di bizzarro. La curiosità, il sollievo successivo alla preoccupazione per la ferita e il respiro concitato di Albert erano avvolti dal mistero di quell'avvenimento. Heléna si sentì impaziente di conoscere tutti i dettagli dell'accaduto, voleva sapere se egli avesse compiuto qualcosa di illecito, se avesse osato fare qualcosa che il resto del loro mondo non avrebbe condiviso. Sarebbe stato quel qualcosa che fino a quel momento le era mancato.
«Dunque chiedo la tua parola». Albert le poggiò la mano sana su una spalla e le sorrise guardandola negli occhi. Heléna si limitò ad annuire.
«Ormai sono settimane che Larke mi addestra», Heléna lo guardò stupita, «mi sta insegnando tutti i suoi trucchi e mi sta facendo crescere con la sua esperienza». Albert non smise di sorridere neppure mentre parlava.
«Mi aveva promesso che il giorno in cui io fossi riuscito a colpirlo al volto in duello, mi avrebbe dato la sua spada, quella che ha visto il sangue di molte altre battaglie». Heléna assunse un'espressione ancora più preoccupata e al tempo stesso più eccitata.
«Un duello?»
«Si, un duello».
«Ma le regole dell'unità...» Heléna non finì la frase.
«L'ho fatta in barba alle regole... per una volta. L'ho fatto per qualcosa che amo... l'ho fatto perché era importante». Heléna non interpretò le parole di Albert allo stesso modo in cui egli intendeva.
«Questa notte ci siamo battuti. Ho combattuto meglio delle altre volte ma Larke mi ha disarmato lo stesso. Quando stava per finirmi...» Albert fece una pausa e simulò alcuni movimenti, «ho sfruttato la sua ingenua ed eccessiva sicurezza, ho schivato e deviato la sua spada con la mano».
«Sei pazzo... avresti potuto perdere le dita... o peggio». Heléna interruppe il racconto di Albert. Poi lo lasciò continuare.
«Sapevo ciò che stavo facendo». Albert non esitò a controbattere, facendosi serio per un attimo. «Ho fermato la corsa della sua lama con la mia mano e non ho esitato a sfidare il suo elmo. Ho serrato il pugno e ho colpito forte. Non se lo aspettava». Albert concluse il suo racconto con aria soddisfatta.
«E così... Larke rimarrà senza la sua fidata spada, quella che lui dice avergli salvato la vita in più di un'occasione?»
«In realtà questa è solo una delle tante che ha usato e, a quanto mi ha detto dopo il duello, non è nemmeno la sua preferita... ma per me è stato ugualmente importantissimo... lo ammiro davvero, ho tanto da imparare da lui... è onesto e mi dice sempre le cose come stanno... e soprattutto mantiene sempre la sua parola. Questa spada per me vale una vita intera».
Le parole di Albert risuonarono come quelle di chi ha trovato la via da seguire. Ciò sembrò strano a Heléna, anche se l'esaltazione del momento riprese presto il sopravvento: Albert aveva osato trasgredire, abbassare la cortina che lo difendeva dall'essere qualcosa di diverso dal perfetto guerriero, sempre impeccabile e ammirevole in ogni gesto. Per una volta aveva lasciato i suoi ostentati buoni propositi e aveva mostrato qualcosa di veramente profondo del suo animo. Heléna glielo lesse negli occhi. Sentì un brivido lungo la schiena e al tempo stesso un fuoco dentro.
C'era confidenza tra i due. C'era intesa e intimità tra loro. Heléna si avvicinò ad Albert, poggiò le mani sulle sue ginocchia e si protese in avanti, sfiorandolo fronte contro fronte.
«Le regole dell'unità...»
«So cosa dicono le regole». Albert provò di nuovo a fermare Heléna ma stavolta fu la ragazza a controbattere.
«Le regole dell'unità dicono che due soldati non devono avere preferenza di armi o compagni, niente sentimenti, niente emozioni...» Heléna lasciò la frase in sospeso. Albert deglutì in silenzio. Anche l'uomo sentì un fuoco bruciargli dentro all'udire la voce provocante della donna.
«Stanotte non è forse la notte in cui le regole non esistono?»
Heléna poggiò le sue labbra umide su quelle di Albert. Gli occhi si chiusero, le braccia avvolsero i corpi, e con esse anche le loro lingue danzarono in un abbraccio appassionato. Fu una lunga notte, che mai sarebbe tornata.
E da fuori la tenda, Larke sogghignava e sentiva che le sue strategie, pian piano assumevano la forma che egli desiderava.

 

***

 

«Capitano, gli esploratori sono tornati». Il soldato entrò nella tenda di Xander con passo veloce e senza preavviso.
«Che notizie portano?»
«Altri soldati... portano il blasone del Signore di Pietra. Arriveranno da sud e da ovest». Il guerriero riprese fiato mentre Xander assumeva un'espressione riflessiva.
«Quanti sono?»
Il comandante dell'unità rimase calmo. Le sue domande erano secche e concise. Xander si alzò in piedi e si avvicinò al tavolo dove la cartina del campo di battaglia era ancora poggiata dall'ultima battaglia.
«Circa duecento». La voce del soldato riprese lo stupore che egli aveva provato nel vedere quel contingente di guerrieri. Percependo la preoccupazione del suo capitano, il soldato lo anticipò.
«Arriveranno tra poche ore, sembrano dirigersi verso le porte del forte per rinforzare le difese e prepararsi al contrattacco».
Xander poggiò le mani sul tavolo e chinò il capo. Cominciò a pensare alla strategia da adottare. Avrebbe dovuto richiamare i soldati che erano stati congedati il giorno stesso della vittoria, avrebbe dovuto mandare messaggeri. Solo per un attimo, perse la calma che lo contraddistingueva. Provò smarrimento e paura nell'ipotizzare un'azione rapida diretta al Signore di Pietra prima che le sue truppe arrivassero. E se fosse un suo sporco trucco?
«Capitano?» Il soldato si avvicinò a Xander per ricordargli quanto fosse importante prendere una decisione subito.
«Manda due messaggeri alle unità che sono partite ieri pomeriggio. Che partano scarichi di ogni cosa superflua affinché li raggiungano entro sera, prepara i fuochi di segnalazione per delineare la nostra posizione di difesa, allerta tutti i soldati e fa' in modo che chi soffre dei postumi della festa venga curato al meglio dai medici e dagli infermieri». Xander incalzò il soldato con ordini veloci, sempre più decisi.
«E il Signore di Pietra? Gli esploratori hanno riferito di averlo visto ancora nello stesso posto, solo, come se attendesse qualcosa». Il guerriero fece la sua domanda ma dovette attendere la risposta per qualche istante.
«Potrebbe essere un inganno. Abbiamo troppi pochi uomini per rischiare, piuttosto dobbiamo prepararci al meglio come se avessimo perso la battaglia di ieri. Siamo di meno e spossati. I nemici che giungono sono freschi e pronti a combattere. Non possiamo permetterci errori».
«E le loro armature?»
«Sono guerrieri normali e sono mortali! Heléna ve lo ha dimostrato. Combatteremo e li tratteremo come tali, che sia ben chiaro a tutti i soldati. Ora va e prepara tutto. Tra dieci giri di clessidra voglio radunati tutti i capi squadriglia nel cortile principale. Che ciascuno prepari i suoi uomini».
Il comandante concluse con viso serio ma tranquillo. La sua voce infuse fiducia nel suo sottoposto ed egli confidò nel fatto che il soldato avrebbe saputo fare lo stesso con tutti gli altri uomini.
Xander attese di rimanere solo, prima di sedersi e rendersi conto che gli tremavano le mani. La gioia di una vittoria così inaspettata e successiva a interminabili sconfitte lo aveva scombussolato. Inspirò profondamente. Con movimenti lenti, mantenendo lo sguardo fisso sull'ingresso della tenda, vestì la sua armatura, impugnò la spada e la sollevò davanti a sé. La fissò per qualche istante. Non era neppure lucida come appena prima di una battaglia. Scosse il capo e la infilò nel fodero. Pensò a Heléna. Sapeva che questa storia l'aveva toccata più profondamente di quanto chiunque potesse immaginare. Voleva darle tutto il supporto per prepararsi. Uscì dalla tenda, si fermò un momento e lanciò un'occhiata verso il cortile. I suoi soldati si stavano radunando. Camminò verso la tenda della donna, si fermò appena fuori e provò a chiamarla con tono calmo. Non ricevette risposta.
«Heléna, posso entrare?»
Silenzio.
«Heléna, devo parlarti di una cosa importante», attese ancora qualche istante ma non sentendo la donna rispondere continuò ed entrò.
«Si tratta del Signore di Pietra...» la frase rimase in sospeso. L'armatura di Heléna mancava. Soltanto l'elmo giaceva per terra vicino al tappeto. Il baule era chiuso con il lucchetto, cosa che Heléna soleva fare solo quando andava in battaglia o si allontanava dalla sua casa per più di un giorno.
Xander cercò le armi di Heléna. Quelle secondarie erano tutte al loro posto, nell'armadio, mentre non cercò neppure il martello dato che il giorno prima l'aveva vista rientrare vittoriosa ma senza la sua arma, e non aveva osato chiederle che fine avesse fatto.
«Dove sei andata Heléna? Disarmata...» Xander realizzò che Heléna era già corsa incontro al Signore di Pietra. Ebbe un lampo e ripensò alla sera precedente. Guardò il tavolo. La spada che la donna teneva tra le mani quando era tornata all'accampamento, non c'era più.
«No. Armata».


Continua...

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