28/04/2009
Il Viaggio della Donna Guerriero (IV)
Le parve quasi che tremasse la terra sotto di lei. Heléna percepì l'aria farsi stranamente secca. Aveva voglia di urlare, voglia di piangere e di abbandonarsi alla pioggia. Poche gocce avevano cominciato a bagnarle il viso. Sembrava quasi che gli Dei stessero piangendo i tanti morti e volessero lavare con le loro lacrime le colpe degli uomini. Ma dentro di sé Heléna sapeva che gli Dei non si curavano degli esseri mortali, né della loro felicità.
Perché dovrebbero piangere la morte di uomini che trapasseranno diventando loro fedeli sudditi nei regni immortali? Perché dovrebbero pensare a noi e alla nostra gioia, quando lasciano che una bambina perda tutto e debba combattere contro il suo passato? Ho sconfitto il fantasma di colui che m'ha abbandonato a una vita che non volevo, ho distrutto il muro di un amore impossibile... e per farlo ho perso tutto... anche me stessa.
Heléna riprese a camminare, tanto più lentamente quanto più si faceva vicino l'accampamento. Rifletteva sull'incontro fatto poco prima. Era stato così bizzarro eppure al tempo stesso l'aveva impressionata.
Xander le corse incontro. Si fermò dinnanzi a lei e la fissò in volto, sebbene ella tenesse lo sguardo rivolto al terreno.
«Abbiamo vinto». Il comandante le sorrise. Il suo tono era trattenuto. L'uomo avrebbe voluto urlarle la gioia che aveva in corpo, abbracciarla e dimostrarle tutta la gratitudine per una battaglia condotta da cocciuti, impavidi e sconsiderati gesti di una donna.
«Si».
«Tutto qui? Abbiamo sconfitto il Signore di Pietra e costretto i suoi soldati alla ritirata... Heléna...» Xander intuì che la ragazza non era seria per le ferite, ma provò a scuoterla un po'.
«Devi andare in infermeria e prepararti per festeggiare, stasera è la tua sera e non puoi deludere tutti i tuoi compagni». Xander poggiò le sue mani sulle spalle di Heléna, rivolgendole un tocco quasi paterno. Il suo tono divenne dolce, come se volesse invitarla a lasciar uscire da lei ciò che le ottenebrava la mente.
«Lo farò. Non deluderò nessuno». Heléna alzò lo sguardo. Gli occhi erano lucidi, le guance ancora sporche di sangue e polvere. I suoi occhi neri continuavano a splendere nel buio, ai riflessi del fuoco.
La pioggia si fece più intensa. Xander tolse il mantello e avvolse con esso le spalle della ragazza. Heléna ringraziò gli Dei perché le lacrime del cielo nascosero le sue.
«Voglio vederti nel cortile a festeggiare stanotte». Il comandante tornò marziale per un istante, parlando come se le stesse dando un ordine. Heléna sapeva che era solo un modo per cercare di aiutarla a superare quel momento. Apprezzava le capacità di comando di Xander e lo ammirava molto, ma in quell'istante tutto ciò che desiderava era restare sola.
Heléna rientrò nella sua tenda. Gemendo per il dolore, svestì l'armatura. Sciolse i lunghi capelli lisci e neri, liberò il suo petto a profondi respiri. Raccolse un panno di stoffa e cominciò ad asciugarsi il viso. Il suo sguardo si posò sulla spada poggiata sul tavolo. Il bagliore del fuoco sul cortile dell'accampamento e le candele all'interno della tenda sembravano disegnare strani colori sulla lama di Albert. Rimase a fissarla per lunghi attimi. Poi repentinamente la raccolse e la scagliò lontano.
«Non ti voglio più vedere!»
La spada volò dal tavolo, rimbalzò sulla tela del tendone e terminò il suo volo a terra, rumorosamente. Heléna scoppiò in un pianto disperato, inginocchiata con il viso e le mani appoggiate sul tavolo.
«Deve esserle successo qualcosa, ma finché non sarà lei a parlarne nessuno dovrà chiederle niente. Fate in modo che stasera non pensi alla guerra». Xander fece le sue raccomandazioni a uno dei soldati, quindi rimase qualche istante a guardare la sagoma della donna in controluce.
«Cosa ti è successo, ragazza mia?»
Xander si avvicinò all'ingresso della tenda. Accostò il telo con il fodero della spada e non guardò dentro.
«Tutti gli infermieri sono occupati... sei presentabile?»
«Ehm... si» Heléna si alzò in piedi e cercò di nascondere i suoi singhiozzi all'udito e le sue lacrime alla vista. Xander entrò. Aveva in mano garze e disinfettanti, filo per sutura e vari medicinali.
«In realtà non ho voluto disturbare gli infermieri che hanno lavorato tutto il giorno e ora sono già in cortile a festeggiare», Xander sorrise a Heléna avvicinandosi un po'.
Heléna sorrise di rimando, asciugandosi ancora gli occhi con il panno che stringeva tra le mani.
«Tutto bene?»
«Si». Heléna rispose con poca convinzione.
«Posso aiutarti a fasciare le ferite?»
«Faccio io». Xander sapeva che non gli avrebbe permesso di aiutarla. Heléna non amava mostrarsi debole, e farsi curare le ferite dal proprio comandante per lei significava proprio debolezza.
La ragazza prese la sacca dalle mani di Xander e cominciò ad armeggiare con garze e disinfettanti.
Senza curarsi della presenza di Xander, Heléna cominciò a spogliarsi, voltandosi verso il giaciglio. Scoprì una spalla. Aveva il petto parzialmente nudo ma Xander non poteva vederlo. Heléna era bellissima e in molti avrebbero giurato che nessun uomo potesse avere il coraggio di dire il contrario. Il corpo era sinuoso e scolpito dagli anni di allenamento, eppure femminile e aggraziato.
Heléna trattenne qualche lieve gemito. Le sembrava che le erbe e le miscele medicinali le bruciassero la carne viva. Seguì i tagli sul corpo, sulle gambe e sulle braccia. Percorse una lacerazione profonda che sanguinava ancora un po' lungo la schiena. Provò a medicare la ferita ma non riuscì a raggiungere quei punti del suo corpo. Guardò indietro verso Xander. Si morse le labbra un po' imbarazzata.
«Però non guardare...»
Sorrise leggermente, sapendo che senza l'aiuto di un'altra persona la schiena avrebbe continuato a sanguinarle.
«Non lo farò».
Xander rispose al sorriso.
Con gesti lenti e gentili, lontani dalla rudezza di un guerriero, l'uomo prese gli impacchi e i panni e cominciò a lavarle il sangue raggrumato sulla schiena. Heléna strinse i denti per trattenere il dolore mentre con le mani si teneva l'abito e i capelli.
«I tuoi compagni ti stanno aspettando per festeggiare»
«Lo so». Heléna rispose con tono mesto.
«Ti va di parlare di ciò che ti turba?»
«No». La risposta fu secca. La donna lasciò cadere i capelli e tirò su l'abito. Si voltò verso Xander e sembrò chiedergli silenzio con lo sguardo.
«Va bene, ma voglio che stasera ti goda la vittoria e qualunque cosa ti stia turbando svanisca dalla tua mente... sia pure solo per adesso. Quando vorrai... sappi che io ci sarò». Xander cercò di rassicurarla con lo sguardo, le carezzò la spalla e poggiò le garze sul tavolo. Notò la spada per terra, i segni del tavolo sul terreno e lo squarcio sulla tenda. Capì che qualcosa affliggeva Heléna e non era cosa da poco, ma in quel momento ciò che era meglio per tutti era lasciarla sfogare da sola. Xander uscì dalla tenda senza dire altro, quindi si allontanò, andando verso il cortile.
Heléna sedette su uno sgabello, gambe larghe, gomiti sulle ginocchia e viso tra le mani. Passò più e più volte le dita sugli occhi, sulla bocca e i palmi sulle guance, come volesse lavare dalla sua faccia i segni della battaglia. Alzò lo sguardo e fissò per qualche istante la spada di Albert che giaceva come un cadavere al suolo. Poi i suoi occhi neri si spostarono su un baule al cui interno aveva conservato quelle cose che non tirava fuori spesso. Si alzò e lentamente si avvicinò a esso. Girò la chiave e le parve quasi di dischiudere un mondo nuovo. Tra vecchi oggetti vide un abito molto bello. Era verde scuro, lungo e molto femminile. Era un regalo di Albert. Non l'aveva mai usato. Era nuovo, elegante ma al tempo stesso sobrio e semplice. Pochi merletti e qualche decorazione ricamata, nulla di più. Provò un brivido sfiorando la stoffa un po' impolverata. Titubò nel tirarlo fuori dal baule. Una lacrima, stavolta non di disperazione, le scivolò sul viso.
La sera della vittoria contro il Signore di Pietra, la notte in cui aveva incontrato di nuovo Albert, sarebbe stata una notte diversa. Quella notte avrebbe visto la donna Heléna, non la guerriera. Non un solo segno delle battaglie o delle armi sarebbe rimasto nella sua mente. L'unica memoria del passato sarebbe stato l'abito che era il vivido ricordo di un amore mai rivelato.
Heléna uscì dalla tenda. L'abito le stava un po' stretto. Slegò qualche laccio, inspirò profondamente e con passo più fiero e un sorriso sulle labbra, forse un po' forzato ma necessario, si avviò verso il luogo ove i suoi compagni stavano già festeggiando da quasi un'ora.
Xander la vide spuntare dal buio. La luce ondeggiante dei braceri al centro del cortile le illuminò il volto di rosso. Ci fu un attimo di silenzio. In molti non la riconobbero. I musici fecero scemare la musica.
Heléna si guardò attorno mentre avanzava, avvicinandosi al suo comandante.
«Un calice di vino, Heléna?»
Lo stupore si dipinse sul volto di molti soldati. Altri sorrisero, alcuni la fissarono come se la stessero vedendo per la prima volta.
«Allora? La musica?»
Xander sorrise ancora e gridò gioioso incitando tutti a riprendere i festeggiamenti. Gli strumenti ricominciarono a produrre le loro melodie festose e gli uomini a ballare e brindare.
«Sono contento di vederti qui». Xander accarezzò vigorosamente la spalla scoperta di Heléna. «Ti sta molto bene questo vestito».
«Grazie comandante»
«Xander... ti prego, oggi sono solo un amico» la corresse. L'uomo le porse una coppa ricolma di vino rosso, profumato e corposo.
«Grazie Xander» Heléna accettò il vino e si rasserenò.
La donna rigida e sempre in ordine, abile guerriero prima di qualunque altra cosa, si trovò a ridere e scherzare, bere e mangiare in compagnia degli altri soldati. Heléna quasi non riconobbe se stessa. Bevve vino e altri liquori, rise e dimenticò per qualche istante tutto ciò a cui aveva pensato fino a poche ore prima. La mezzanotte passò, accompagnata dalla luna, sfondo di un cielo che si era anch'esso rasserenato dalle piogge del pomeriggio.
Erano rimasti in pochi nel cortile, ma ancora la musica risuonava nella valle. Le ballate erano canzoni popolari e si danzava in gruppo scambiandosi di compagno a ogni giro. Heléna guardò Xander che se ne stava vicino ai tavoli a sorseggiare ancora qualche calice. Lo invitò a unirsi al gruppo. Xander non voleva lasciarsi andare troppo, dato il suo ruolo in quell'accampamento ma, considerata la vittoria ed essendo rimasti solo in pochi e probabilmente abbastanza ubriachi da non ricordare nulla, si lasciò trascinare.
Proprio nell'istante in cui Heléna giunse tra le braccia di Xander la musica cambiò. Iniziò una melodia tranquilla che da tradizione segnava la chiusura dei festeggiamenti.
Heléna si strinse ai fianchi dell'uomo. Aveva gli occhi un po' arrossati e lo sguardo spento, odorava di vino, forse ne aveva bevuto troppo, ma nonostante tutto era bellissima. Il rito di chiusura prevedeva che durante l'ultima canzone, a uno a uno, tutti coloro che stavano festeggiando e suonando uno strumento, si staccassero dalla danza gradualmente, come se l'inno agli Dei scemasse con grazia e non repentinamente.
«Va tutto bene?»
Xander continuò ad accompagnare i movimenti di Heléna, sensuali e sinuosi come mai prima di quel momento. Percepiva il suo malessere.
«S... si...». Heléna rispose fermandosi. Fissò negli occhi per qualche istante Xander, quindi ebbe un mancamento. Xander la sorresse. Fece forza sulle braccia e la trascinò fuori dal cortile. La musica scomparve lentamente alle loro spalle, mentre si allontanavano. Giunsero vicino alla tenda di Heléna, il luogo che era diventato la sua casa da quando era iniziata la guerra.
«Resterò qui finché sarà necessario...» Xander sostenne ancora Heléna. La donna si piegò leggermente in avanti, tossì e subito dopo vomitò. E credo che sarà per un bel po' di tempo, pensò Xander mentre cercava di aiutare Heléna a non sporcarsi e a non cadere.
Xander fece sedere Heléna su di una cassa e le fece appoggiare la testa su un sacco di tela pieno. «Sta qui, ferma. Andrò a prendere un po' d'acqua».
Usando un panno inumidito, Xander si prese cura della donna, pulendole il volto e cercando di rinfrescarla. Heléna barcollava ancora e non stava bene, tuttavia il malessere si era attenuato. Rimase seduta, accasciata su di un lato, con la testa appoggiata sul sacco di ortaggi.
«Perché hai messo sempre ogni cosa davanti a me?»
Xander, seduto accanto a Heléna, si voltò a guardarla e assunse un'espressione incuriosita. «Che vuoi dire?»
«Perché tutto il resto è sempre stato più importante di me? La spada, gli amici, i soldati, la guerra... perché?»
«Heléna ma di che cosa stai parlando? Tu sei sempre stata molto importante per me». Xander non capì cosa ella volesse dire.
«Non dire stupidaggini...» Heléna si alzò di scatto, barcollando e dando le spalle a Xander. «Non sono mai stata veramente importante per te...», ondeggiò ancora. Cadde all'indietro ma Xander fu pronto a prenderla e a tenerla in piedi. La schiena di Heléna si lasciò coccolare dal petto di Xander. Le braccia forti dell'uomo la sorreggevano da sotto le spalle.
«Sei sempre troppo occupato con te stesso per accorgerti di me... ma non è questo quello che mi dicevi». Xander rimase in silenzio ad ascoltare, cercando di interpretare quelle parole.
«Più di una volta mi hai detto che ero la cosa più importante che avevi eppure sei sempre stato così freddo e distante». Xander continuò a non capire.
«E non mi lasciavi altra scelta che soffrire... indurirmi». Il braccio di Heléna si alzò e abbracciò dietro di sé il collo di Xander, come volesse tenerlo stretto a sé. Xander sentì la mano di Heléna passargli tra i capelli e avvicinargli il volto alla sua nuca, come se lo volesse più vicino.
Heléna rimase con le spalle poggiate sul petto di Xander e girò la testa, per quanto le fosse possibile. Strinse il capo dell'uomo con il braccio e lo tirò verso di sé. Le sue labbra si poggiarono su quelle dell'uomo. Lo baciò.
Un istante parve divenire un'eternità. La bocca di Heléna si stacco da quella di Xander, il braccio tornò al suo posto. Strinse le mani dell'uomo e le guidò attorno al suo corpo facendosi abbracciare, per farsi avvolgere.
Xander rimase atterrito, senza parole. Non riusciva a spiegarsi nemmeno una parola o un gesto di ciò che stava accadendo, e mai avrebbe immaginato che cosa Heléna stesse provando in quel momento. Pensò alle cose più disparate, provò a ricordare quando tutto ciò di cui ella aveva parlato fosse accaduto, ma non seppe darsi risposta. Perché in realtà, risposta non c'era.
«Dimmi il perché... Albert... dimmi il perché». Heléna pronunciò quelle ultime parole prima di addormentarsi tra le braccia di Xander. E tutto fu più chiaro.
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