27/04/2009

Il Viaggio della Donna Guerriero (III)

Una mano curata si appoggiò sulla testa del martello. L'armatura lucida, dal colore grigio scuro, scintillò mentre l'uomo si chinava. Accarezzò l'arma come fosse un bambino nella culla. Antozh giaceva tra le macerie di quello che fino a pochi istanti prima era stato l'anello di pietra. Si curò che il mantello non toccasse terra e non mescolasse il suo color porpora con il fango.

 

***


Larke era uno dei soldati dell'esercito delle valli di Jhary non particolarmente abili in guerra ma riconosciuto come tale grazie ad altre capacità e perciò molto in vista anche tra i regnanti. Aveva speso più di vent'anni della sua vita ad accumulare ricchezze ma soprattutto fedeli seguaci che muoveva con la sua abilità oratoria, spinti dalla grandezza della fama che derivava dal semplice far parte della sua unità.
La fama e la ricchezza avevano fatto nascere in Larke il desiderio di avere sempre di più. Guardando indietro e osservando quanti sudditi aveva già raccolto, quanti adepti votati alla sua causa, e di quante risorse disponesse, Larke si accorse di che impero avesse la possibilità di costruire. E lo avrebbe fatto poco tempo dopo.

 

***


«Esiste un martello... il suo nome è Antozh, come quello del figlio maledetto degli Dei...». Gli occhi della vecchia erano ciechi eppure sembravano scrutargli l'anima. «Esso è la chiave che tu hai per ottenere ciò che desideri».
«Voglio sapere tutto». Larke incalzò la vecchia sacerdotessa.
«Tu vieni nella mia casa, aprì porte che a te sono precluse, parli con una serva che è stata ripudiata dagli stessi Dei di cui ora vuoi il potere, e con tale arroganza mi chiedi di rispondere alle tue domande?»
«Se vuoi avere il tempo di farti perdonare dai tuoi Dei, sarà bene che tu mi riveli ogni particolare». Larke assunse un tono minaccioso.
L'uomo aveva udito le storie dei bardi su questo leggendario martello. Esse lo avevano delineato come qualcosa in grado di trasformare un uomo quasi in una divinità e di dargli il potere di conquistare qualunque regno. Infine aveva trovato Karjha, una vecchia sacerdotessa ritiratasi a vita eremitica che si diceva fosse una delle poche persone a conoscenza della vera storia del martello.
La cattiveria dipinta negli occhi di Larke spaventarono la sacerdotessa. Ma essa non temeva per la sua vita ma per ciò che egli avrebbe potuto fare con quel potere tra le mani. E dunque gli raccontò la storia che voleva sapere, ma non come egli sperava. Gli raccontò del forte di pietra e del potere che derivava dall'anello di pietra, muro magico in grado di forgiare armature indistruttibili. Esso trasudava del potere che serviva per imprigionare il figlio maledetto degli Dei e, come cantavano i bardi, chi avesse trovato quel forte e l'avesse conquistato avrebbe ottenuto un grande potere. Ma Larke capì che non era una forza sufficiente per il suo scopo. Volle sapere come trovare e usare il martello.
«Il martello è inconfondibile. Io non posso descriverlo perché non l'ho mai visto, ma qualunque uomo creda in lui lo percepisce. Esso però è maledetto dagli Dei, come il loro figlio imprigionato dall'anello. Qualunque uomo lo sfiori e tenti di brandirlo muore e la sua forza viene donata al muro. Soltanto se il figlio degli Dei, Antozh, verrà liberato allora ogni maledizione verrà distrutta».
«Come posso distruggere il muro?»
«Nessuno può. Nessuna creatura dal sangue mortale può brandire il martello e soltanto Antozh ha il potere di distruggere l'Anello di Pietra» replicò Karjha.
«Tu menti!»
«Morirai a causa di quel martello. Devi desistere dalla tua ricerca». Lo sguardo fermo di Karjha fece raggelare l'uomo. Un profondo senso di paura si radicò nel suo animo e fece presa sulle debolezze del suo cuore.
Larke uscì contrariato dalla casa della sacerdotessa. Non aveva ottenuto ciò che desiderava se non una versione più credibile delle leggende che già conosceva.
«Che gli Dei lo tengano lontano dal martello...» Karjha rivolse la sua preghiera sollevando gli occhi ciechi verso il cielo, mentre udiva la porta chiudersi con violenza.

 

***


Il desiderio di potere continuava a crescere e già dopo poco tempo Larke era arrivato a desiderare ben più delle terre della Costa del deserto. Voleva rendere illimitata la grandezza del suo impero. Aveva bisogno del potere di Antozh, il figlio degli Dei.
Larke continuava a combattere per il suo esercito ma dentro di sé costruiva le strategie per forgiare il suo impero. La brama di conquista cresceva con la sua fama. Ma la soluzione ai suoi problemi stava per arrivare durante un allenamento incrociato con le unità dell'armata del sud di Estarien.

 

***


Larke non credette ai suoi occhi. Sentì il cuore battergli più forte di quanto avesse mai fatto. Un soldato, una donna, brandiva nelle sue mani un martello che emanava una strana aura di fascino. Era Antozh, ne era sicuro.
L'uomo osservò la donna e quanto gelosamente non permettesse a nessuno neppure di sfiorare la sua arma. Fu emblematico quando, disarmata dal suo comandante, egli provò a raccogliere il martello da terra ed ella lo fermò decisa. «Come desideri Heléna» aveva detto l'uomo, allontanandosi dall'arma. Quel nome si impresse bene nella mente di Larke.
Giunse la notte. I soldati dormivano sparsi tra le baracche e le tende dell'accampamento dove le due unità stavano allenandosi insieme. Larke vide Heléna stesa. Il martello era sorprendentemente libero da ogni corda o catena e giaceva accanto a lei. Forse era troppo stanca e si è addormentata prima di metterlo al sicuro, pensò. Capita anche ai migliori, disse a se stesso.
Larke si avvicinò silenzioso all'arma. Rimase immobile per diversi istanti. Si guardò attorno. Non c'era nessuno che potesse vedergli rubare quell'arma. Era un'occasione perfetta. Allungò la mano. Improvvisamente sentì un brivido lungo la schiena. Fu assalito da sensazioni di disagio che lentamente si trasformarono in puro terrore. La mano cominciò a tremare e non osò andare oltre. Fuggì dietro una tenda sconvolto. Heléna aprì gli occhi, incurante e ignara dell'accaduto.
Non posso toccarlo. Come è possibile che quella donna lo brandisca. Il martello è Antozh, ne sono sicuro. Come posso sfidare la collera e le maledizioni degli Dei?
«Io», esitò. «Io non posso farlo» concluse. Per la prima volta Larke aveva trovato davanti a sé tutta la sua codardia a ostacolarlo.
Larke trascorse la notte sveglio a riflettere su ciò che era accaduto. Doveva trovare una soluzione alternativa. Insieme al sole, all'alba giunse anche l'illuminazione che aspettava. Perché devo fare io ciò che può fare un altro? Ho costruito quello che sono anche su questo principio. Farò così anche con lei. Devo solo trovare il modo...
«Heléna devo confessarti una cosa».
Larke udì le parole di un giovane che si era messo in luce durante gli allenamenti. Sembrava l'unico ad avere un qualche genere di rapporto di amicizia con la donna. Il soldato di Jhary intese subito che tra i loro cuori c'era qualcosa di ben più grande dell'amicizia. Ancora una volta la soluzione ai suoi problemi aveva trovato un nome.
«Albert...». Heléna si accoccolò tra le braccia del compagno, vicino al fuoco che scaldava la sera umida nell'accampamento.
«Tu sei molto importante per me». Albert concluse la sua confessione abbracciando Heléna e poggiando la sua guancia sulla testa della donna. Poi fu silenzio.
Larke aveva a disposizione tanti mezzi per influenzare l'opinione di generali, comandanti e con facilità di semplici soldati. Alcuni tra i bardi più meschini sono disposti a raccontare pure menzogne per pochi denari.
L'ambizione e i sentimenti spesso non vanno d'accordo... e l'ambizione può essere uno strumento perfetto per plasmare la mente di un uomo. Larke lasciò che i suoi pensieri lo coccolassero nei sogni di gloria.
Albert era la risposta a tutti i suoi problemi. Doveva lavorare con pazienza seguire, passo dopo passo, la strada verso la vittoria. Il suo legame con Heléna era la chiave di tutto.
Larke poteva dunque iniziare il suo piano di conquista. Avrebbe Lottato ancora per l'esercito di Jhary ma dentro il suo cuore avrebbe saputo di farlo solo per poter stare vicino ad Albert e per preparare ciò che sarebbe stata la svolta della sua vita.

 

***


Nonostante la sua grandezza, Larke era uno che non aveva mai brillato per coraggio e coerenza e aveva costruito buona parte della sua posizione sull'immagine e sulle parole. Basò il suo impero sugli stessi principi. Inventò un nome fittizio sotto il quale agire e trascinare con sé i suoi guerrieri.
Larke svanì nel nulla. Cercò per un anno il forte di pietra di cui parlava la leggenda e infine lo trovò e ne raccolse il potere. Quando tornò seppe trascinare con sé i suoi vecchi sudditi. Diede loro il potere delle armature di pietra, impenetrabili e impregnate di magia. Iniziò col trasformare la rocca e farla diventare il suo quartier generale, poi invase piccole città, villaggi, terre e castelli. Non si fermò più e costruì passo dopo passo quello che era il regno del Signore di Pietra. Soltanto lui sapeva che quel misterioso re, altero e severo, non era lo sconosciuto che tutti credevano che fosse. Ma tutto ciò non era sufficiente per dominare il mondo.
I frutti di ciò che aveva seminato cominciavano a nascere. Heléna era coinvolta nell'anima e nella mente. Albert, tradito dalla donna cui tanto era legato, aveva seguito Larke ed era stato trasformato nel Signore di Pietra. Ormai tutto era pronto.
La guerra proseguiva tra i regni delle terre della Costa del deserto e l'impero di pietra e i burattinai disseminati da Larke continuavano a svolgere il loro semplice ma utilissimo lavoro. Presto l'unità in cui Heléna, colei che possedeva il martello in grado di distruggere la prigione dell'anello di pietra, sarebbe arrivata al suo forte. Avrebbe aspettato solo che quella donna, distruggesse il muro per lui e cancellasse ogni maledizione per ucciderla e prenderle il martello.
Ancora una volta, senza apparire codardo, con il minimo sforzo personale e al costo della vita di altri, avrebbe ottenuto ciò che desiderava. Avrebbe soltanto dovuto attendere.

 

***


La mano si strinse attorno all'impugnatura di Antozh. Larke sentì una strana forza assalirlo. Un alito di vento lo colpì in volto, sentì brividi lungo la spina dorsale. Larke fece forza sul braccio, più di quanta ne fosse necessaria per sollevare un martello comune. Chiuse gli occhi nel timore della morte. Sollevò Antozh e lo protese verso il cielo. Un urlo di vittoria echeggiò in tutta la vallata.
Il respiro dell'uomo si fece affannoso come se avesse corso per ore. L'emozione era tangibile. Poteva percepire il suo stesso corpo che emanava vibrazioni, simili a gemiti di piacere. Accarezzò ancora il martello. Tutto ciò che era, tutto ciò che era stato non aveva più importanza. La sola cosa che divenne fondamentale fu il futuro imminente.
Stringendo nel pugno il martello, Larke sentì tutta la sua potenza entrargli in corpo. Forse l'adrenalina, forse l'emozione o forse davvero la magia dell'arma gli fecero sentire brividi vibranti lungo la schiena.
Guardando i soldati morti per lui, credette di sentire le voci delle loro anime che lo imploravano di ridare loro ciò che gli era stato tolto. Li ignorò.
Vi ho addestrato, vi ho dato forza e delle armature impregnate della magia rubata all'anello di pietra, mia ultima vera conquista. Ora questo muro non ha altra utilità. Grazie alla sua caduta potrò avere molto di più. Vi sarò sempre grato per l'aiuto nelle conquiste e nella guerra ma avete avuto il vostro momento di gloria, non vi devo null'altro.
«Io sarò il nuovo signore di queste terre». Larke strinse con forza l'impugnatura del martello. La voce inizio come un sibilo, poi seguì un altro urlo liberatorio. Con Antozh proteso in alto, l'intera vallata poté udire il sommo gaudio di Larke, il Signore di Pietra.

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